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di Autoambiente

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GM, Chevron-Texaco, Basf: passano di mano i brevetti sulle batterie al NiMH

La cifra è modesta, 58 milioni di dollari (44 milioni di euro), ma il valore simbolico è notevole. La Ovonic Battery Company e i suoi brevetti sulle batterie al NiMH per autotrazione passano ancora di mano e finiscono al colosso tedesco della chimica Basf. L'azienda americana è stata protagonista, nel bene e nel male, della storia dell'auto elettrica e ibrida. In particolare per il discusso e ancora poco noto caso della causa vinta contro Toyota e Panasonic dalla capogruppo Cobasys, quando questa era di proprietà della Chevron Texaco. Questione che abbiamo analizzato in dettaglio e che ha visto una compagnia petrolifera mettere i bastoni tra le ruote all'auto elettrica fermando di colpo, a circa 1500 esemplari, la produzione della Rav EV e di fatto congelando i progetti Toyota sull'auto elettrica pura. Progetti che invece General Motors aveva già abbandonato, vendendo l'innovativa (a quel tempo) tecnologia NiMH appunto alla Chevron Texaco prima ancora di sperimentarla sulla sua GM EV1.

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Costruire le auto in carbonio per abbattere la CO2

Il caso limite è il grafene, materiale scoperto da poco con caratteristiche di resistenza circa 100 volte superiori agli acciai “ad alta resistenza” il cui uso è vantato dalle Case automobilistiche ogni volta che si parla di sicurezza passiva. Ma anche le “comuni” fibre di carbonio sono oggetto di attenzione sempre maggiore da parte dell'industria automobilistica. Materiali di cui si ben conoscono le eccellenti doti di resistenza e leggerezza ma che oggi sono ancora troppo costosi per un'applicazione di grande serie. Eppure si fa ogni giorno più ricco il bollettino degli accordi internazionali e joint venture tra produttori di materiali e grandi Case automobilistiche. Citiamo, a puro titolo di esempi, quello del gennaio 2011 tra la giapponese Toray e il Gruppo Daimler (Mercedes); quello siglato nel 2009 tra Bmw e la tedesca SGL che a settembre 2011 ha visto l'inaugurazione di una fabbrica americana che produrrà parti per le future elettriche i3 e i8; l'accordo risalente all'ormai lontano 2008 che vede da una parte Nissan e Honda e dall'altro, con la già citata Toray, la Mitsubishi Rayon.

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Gli ingegneri dell'auto? Dei cretini, ma solo fino al 2009

Si prenda la stessa auto, si applichino pochi ritocchi in nome dell'efficienza, e i consumi scenderanno del 25%. Si applichi il solo sistema Start/Stop e sui percorsi extraurbani, dove il dispositivo resta inutilizzato, le percorrenze saliranno del 15%. Ma può bastare anche un puro restyling estetico: riomologando la vettura, i consumi scenderanno magicamente tra il 10 e il 20%. Le Case stanno convergendo rapidamente verso gli obiettivi di emissioni di CO2 previsti dall'Unione europea. Ma sempre più spesso alla base di quello che da fuori appare un enorme e quasi inspiegabile progresso tecnologico ci sono omologazioni, effettuate secondo le stesse norme comunitarie, al limite dell'incredibile. Tanto che un “Motore dell'anno” è accreditato dalla stampa specializzata di consumi pratici superiori del 50-60% rispetto a quelli omologati. Qual è il problema? Ovvero, volendo credere a occhi chiusi ai dati più recenti, qual era il problema dei progettisti di auto fino a un paio di anni fa? Forse per qualche oscura ragione facevano viaggiare auto altrimenti efficientissime con il freno a mano tirato? Forse sono stati sostituiti da una nuova generazione di tecnici, molto più in gamba della precedente, evidentemente formata da cretini?

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Bluecar, attesa dal 2010

Sollecitati dall'interesse dimostrato da alcuni lettori, facciamo il punto sul progetto italo-francese Pininfarina-Bolloré per l'auto elettrica. Un affare sul quale non c'è mai stata molta chiarezza. La “Bluecar” era attesa per fine 2010, ma al momento l'unica certezza riguarda la B0, una vettura a due porte più piccola scelta da Autolib, un importante progetto di noleggio a breve termine a Parigi. Ci è stato chiesto perché la stampa parla poco di questo progetto, che in buona parte è stato sviluppato in Italia. Il fatto è che le iOn, i-MiEV o C-Zero sono auto elettriche già reperibili sul mercato, sia pure con tempi di attesa lunghi e a prezzi francamente poco appetibili; inoltre esistono dei ben chiari piani produttivi (circa 30.000 auto all'anno), benché non nei tempi inizialmente previsti. E presto sarà acquistabile la Nissan Leaf, con un rapporto valore/prezzo più favorevole e prospettive di mercato ancora superiori.

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Sono tutti ai blocchi di partenza…

Sono tutti pronti a fare partire la mobilità elettrica. Ci sono le aziende di noleggio a lungo termine con visioni molto chiare, i produttori delle tecnologie di ricarica con dispositivi “rapidi” e sicuri, le aziende energetiche con servizi e piani tariffari praticamente pronti, società con programmi concreti per lo sviluppo delle smart grid, le “reti intelligenti” che consentirebbero di ottimizzare il fabbisogno energetico nazionale e sfruttare appieno le potenzialità delle fonti rinnovabili. Ci sono poi i piccoli Comuni con le loro amministrazioni, che di soldi per promuovere i programmi di mobilità elettrica non ne hanno, ma si stanno organizzando per ottenere fondi europei avviando progetti pilota in grado di farli rientrare nel progetto smart cities. Ci sono i produttori di auto, a parole tutti pronti con sfavillanti modelli elettrici, ma in realtà con ancora poche proposte sul mercato e a prezzi non competitivi. Una lentezza dovuta al necessario tempo per lo sviluppo di una tecnologie nuova, per la conversione degli impianti e consentire all’indotto di riconfigurare le produzioni su larga scala. Ma che stride con gli eclatanti annunci sull’imminente “elettrificazione” della gamma ripetuti quasi alla nausea.

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Magnegas, un gran polverone da 1,1 milioni di euro

Francamente, non ci abbiamo capito nulla. Soprattutto delle giustificazioni date dal Consorzio ASI (Area di Sviluppo Industriale) della Provincia di Benevento. Il caso è quello del discusso acquisto per 1,1 milioni di euro di un macchinario che dovrebbe produrre gas combustibile e acqua pulita da acque fognarie. Diciamo dovrebbe perché non possiamo che confermare i nostri dubbi sulle teorie (e pratiche) relative al Magnegas “scoperto” dall'italoamericano Ruggero Maria Santilli. Un gas che avrebbe eccezionali proprietà fisiche ed ecologiche ma del quale nessun laboratorio o università indipendente ha mai potuto constatare l'esistenza. La questione è stata sollevata dal consigliere regionale della Campania Umberto Del Basso De Caro (Pd) nel maggio scorso e cerchiamo di riassumerla qui sotto.

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L’insostenibile lentezza della politica

Ai recenti incontri sulla mobilità elettrica, ElettriCar e Una scossa alla città, quasi tutti i relatori hanno puntato un garbato, ma deciso, indice accusatorio contro le istituzioni. La “colpa” è di non avere ancora approvato un documento organico per lo sviluppo del settore, comparto considerato strategico per la competitività dell’industria dell’auto europea. Una critica di rilievo se si pensa, come ha sottolineato Pietro Menga del Cei-Cives, che nel mondo sono circa 80 i Paesi, compresi tutti quelli europei, che hanno già approvato normative a favore dei veicoli a batterie. Una situazione che rischia di lasciare l’Italia fanalino di coda in quello che è considerato uno dei settori del futuro. Per l’industria, l’economia e l’occupazione. E la qualità dell’aria.

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Una ciambella senza il buco?

Un progetto, quello del motore termico “a ciambella” CHB visto al Salone di Ginevra che non ci convince. Così come non ci convince il valore annunciato del rendimento del 67%, una volta e mezzo superiore a quello dei migliori turbodiesel per autocarri pesanti e migliore di quello di qualsiasi centrale termoelettrica esistente. Nemmeno ci convince il progetto correlato, quello della NR-1, un'auto a 4 posti che equipaggiata con questo rivoluzionario propulsore, arriverebbe a percorrere 100 km con un litro di gasolio. Diciamo che si tratta di idee per certi versi interessanti ma secondo noi poco promettenti. Idee del tedesco Heinz-Gustav Reisser, che ha creato nel 2007 un'azienda ingegneristica, la Niama Reisser Llc, con sede nell'Ohio, stato americano d'origine dello stesso Reisser.

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Il Gpl cresce del 21,3%. Ecco perché

Nessun clamore sui quotidiani o proteste da parte di associazioni dei consumatori. Ad accorgersi dell’aumento dei prezzi del Gpl sono stati soltanto i possessori delle auto a doppia alimentazione. E il Ministero dello Sviluppo Economico. Che nel rapporto del 31 gennaio 2011 ha confermato in cifre quello che tutti gli utenti del gas conoscevano bene a proprie spese: nell’ultimo anno il prezzo del Gpl è andato alle stelle. Con un incremento del 21,3%, specificano i dati dell’Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero, il Gpl è il prodotto/servizio tra i 199 monitorati con il maggiore rialzo registrato nel 2010. Una prestazione notevole che ha relegato al secondo posto l’aglio (+17,9%), al terzo il gasolio (+14,5%) e relegato al settimo la benzina (+9,9%). Il tutto in un anno nel quale l’inflazione si è fermata all’1,9%. Quali sono le ragioni della crescita anomala rispetto agli altri carburanti? L’abbiamo chiesto agli esperti del settore.

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L’irragionevole devianza tra “ufficiale” e “reale”
Ci risiamo. Dopo le inchieste di Autobild e di Quattroruote degli anni passati è adesso il turno di Auto Motor und Sport, una delle più prestigiose testate tedesche del settore, a denunciare anomalie nei dati ufficiali di consumi ed emissioni dei costruttori. Se i giornalisti precedenti si erano concentrati soprattutto sui consumi, il nuovo studio evidenzia pure le differenze rilevate in termini di emissioni di CO2. Un dato, quest’ultimo, strettamente legato alla quantità di carburante richiesto, ma che riteniamo ancora più importante per due motivi. Il primo è semplice: è uno degli indicatori delle qualità ambientali di un auto, informazione indispensabile per chi desidera ridurre la propria impronta ecologica. Il secondo è più rilevante: dichiarare valori di CO2 più bassi dei reali può consentire di rientrare nei limiti previsti dai diversi Governi per ricevere agevolazioni fiscali.

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