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Tour nell’agricoltura sostenibile

“Un quinto di tutto il petrolio consumato in America viene utilizzato per la produzione e il trasporto di alimenti”. Ad affermarlo è Michael Pollan, autore del libro culto “Il dilemma dell’onnivoro” (Adelphi 2008) nel quale emerge che per fare un pasto da mille calorie a base di cibo “industriale” ci vuole più di un litro di petrolio. Non solo. Il comparto cibo, secondo il giornalista americano, è uno dei principali responsabili dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. Basti pensare che trasformare “i 6,4 milioni di ettari destinati a mais per mangimi in pascoli ben gestiti” consentirebbe di “smaltire dall’atmosfera sette milioni di tonnellate all’anno di carbonio: sarebbe come togliere quattro milioni di macchine dalla strada”. Eppure un agricoltura sostenibile è possibile. Come abbiamo appurato nel nostro viaggio a Bolzano per Klimamobility.



L’allevamento che assorbe CO2…

Prima tappa del nostro viaggio nella sostenibilità alimentare è a San Cassiano, piccolo Comune dell’Alta Badia dove si trova il Lüch da Pcëi. Un agriturismo con annesso allevamento bovino noto per i suoi yogurt e formaggi pluripremiati e tra i pochi in Italia (sono solo 5) ad avere ricevuto il “bollino” di qualità del latte Blue Blanc Coeur. Ma più che per la bontà dei suoi prodotti, che abbiamo gustato nel vicino ristorante La Sieia, a interessarci è il bilancio ambientale del “Maso in legno” (traduzione del nome ladino Lüch da Pcëi). Qui le mucche pascolano su terreni incontaminati compiendo la loro funzione naturale di concimare il terreno, tagliare l’erba e nutrirsi in modo sano. Il risultato è che il pascolo assorbe CO2, che non necessitano prodotti chimici di derivazione petrolifera per fertilizzanti e che si evita la produzione di mangimi industriali che hanno un forte impatto sull’ambiente.

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…e produce calore ed energia “verde”

A rendere ancora più sostenibile il maso dolomitico sono le scelte energetiche operate. La più rilevante riguarda l’impiego dei reflui dell’allevamento per la produzione di biogas. Una soluzione tanto semplice quanto efficace per ambiente ed economia. Anziché rilasciare in atmosfera il metano generato dai reflui, un gas serra fino a 30 volte più potente dell’anidride carbonica e “responsabile” per il 7% del surriscaldamento globale, lo si utilizza per produrre 400.000 kWh/anno di biometano che consente di creare un reddito supplementare e di riscaldare l’agriturismo e un vicino albergo. Evitando, quindi, l’impiego di combustibili fossili che generano emissioni di CO2 in atmosfera. Che non sono impiegati neppure per l’energia elettrica: la corrente arriva dai pannelli fotovoltaici che ricoprono i tetti della stalla. Un’installazione da 300mila kWh/anno che, oltre a soddisfare la domanda di corrente della struttura, immette in rete un discreto quantitativo di energia “verde”. Grazie anche alla certificazione in Classe A+ dell’agenzia CasaClima.

 

Per un vino amico dell’ambiente

L’altra meta del nostro tour è la cantina Alois Lageder di Magrè, azienda vinicola che risale al 1823 e da più di tre decadi impegnata nella biodinamica. Una tecnica di coltivazione che offre diversi pregi, quali il rispetto dei cicli naturali e della biodiversità, il mantenimento dell’ecosistema e, di conseguenza un migliore rendimento della natura nell’assorbire la CO2. Inoltre sono banditi fertilizzanti e altri prodotti chimici.

Come il Lüch da Pcëi, la cantina Alois Lageder rispetta i parametri di efficienza edilizia CasaClima con l’aggiunta di un inedito sistema di trasporto delle uve vendemmiate che prevede una torre di vinificazione verticale di 17 metri che permette di effettuare i diversi processi sfruttando la gravità anziché macchinari ad energia elettrica. Per quest’ultima si fa affidamento prevalentemente alla corrente proveniente dal tetto fotovoltaico e da un impianto micro eolico. A completare l’impegno dell’azienda a favore della sostenibilità citiamo anche la partecipazione a progetti di salvaguardia ambientale dell’Ecoistituto Alto Adige.

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