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Temperatura in crescita e aria irrespirabile
In 45 anni la temperatura media in Italia è cresciuta di 0,94 gradi. Un dato generato dalla diminuzione di 0,6 gradi registrata tra il 1961 e il 1981 e dall’aumento di 1,54 gradi nei cinque lustri successivi, periodo nel quale le notti tropicali (cioè con temperatura minima maggiore o uguale a 20 gradi) sono aumentate di 21 unità.
A dare i numeri è il sesto Annuario Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e servizi tecnici), il rapporto che illustra la salute del nostro Paese. E, stando alle cifre, siamo piuttosto malati. A provocare il nostro malessere è la crescita dei gas serra: tra il 1995 e il 2005 le emissioni di CO2 eq (equivalente) sono passate da 516,85 a 579,55 milioni di tonnellate con un incremento del 12,1%. Un valore che rappresenta l’1,74% delle emissioni globali e che rende estremamente difficile raggiungere entro il 2012 gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto (-6,5% dei livelli del 1990), cioè la quota di 483,26 milioni di tonnellate. A generare la salita di 62,70 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente sono le emissioni provenienti dai rifiuti (+1,41 Mt), dai processi produttivi (+4,25 Mt), dal settore residenziale e dei servizi (+16,91 Mt) e, soprattutto, dalle industrie energetiche (+23,24 Mt) e dai trasporti (+27,50 Mt). Per fortuna, nel periodo 1990-2005 si è avuto un calo di CO2 eq nell’industria manifatturiera (-6,96 Mt), dell’agricoltura

(-3,36 Mt) e dall’uso di solventi (-0,30 Mt). La situazione non cambia spostando l’attenzione dai cambiamenti climatici alla qualità dell’aria. Le concentrazioni di inquinanti continua a rimanere elevata, in particolare per l’ozono (O3) nei mesi estivi, il particolato (PM10) in inverno e il biossido di azoto (NO2), nonostante le riduzioni registrate dal 1990 al 2005 per diversi componenti, come PM10 (-28%), ossido d’azoto (-40%) e composti organici volatili (-39%). A preoccupare è soprattutto la concentrazione di PM10 e ozono. Per il primo, responsabile secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di oltre 8000 decessi l'anno, le stazioni che registrano valori fuori norma (superamento del valore medio di 50 microgrammi/metro cubo per più di 35 volte all'anno) sono il 61% del totale. Da notare che il “bonus” di 35 giorni oltre i limiti è raggiunto in molti casi, come Milano e Torino (città che registrano dai 150 ai 200 giorni off limits), entro la prima metà di febbraio. Per l'ozono, problema tipicamente estivo che secondo l'OMS provoca circa 500 decessi l'anno, i dati non sono migliori: da aprile a settembre i superamenti degli obiettivi a lungo termine per la protezione umana (120 microgr/m3) sono stati superati nel 93% delle stazioni di rilevamento sul territorio. Più contenuti, ma comunque molto elevati, i superamenti dei limiti di legge in vigore dal 2010 (limite annuale di 40 microgr/m3) per il biossido di azoto sono “solo” 43% del totale. La maggiore emergenza si ha nella pianura padana, regione inserita dall’Agenzia Europea per l’Ambiente tra le aree “peggiori” del Continente e dove si registrano le più alte concentrazioni di PM10 e ozono.
Indice puntato sui trasporti
A causare il deterioramento della qualità dell'aria sono principalmente i trasporti, responsabili secondo Apat del 43% delle concentrazioni di PM10 (27% proveniente dal trasporto stradale), del 65% di ossidi di azoto (45% stradale) e del 43% dei composti organici volatili non metanici (Covnm). Tali valori superano addirittura la soglia del 70% nei grandi agglomerati urbani. Una situazione che richiede interventi rapidi da parte delle istituzioni, ma che vogliamo chiudere con una nota positiva: l'andamento europeo delle emissioni è in progressiva discesa. Un risultato derivato da due tendenze contrastanti: il rialzo delle emissioni derivanti dall'incremento del parco circolante (in Italia la domanda di trasporto passeggeri è cresciuta del 28,6% e quella merci del 31,9% dal 1990 al 2006) e una più forte riduzione provocata dall'immissione sul mercato di veicoli meno inquinanti.
Per approfondire
www.apat.gov.it (disponibile download dell'Annuario 2007)
annuario.apat.it