Il caso Ilva di Taranto
Il merito del Dossier Mal’Aria è anche quello di indicare con precisione i maggiori responsabili delle emissioni nocive. Una classifica dominata dall’
Ilva di Taranto, impianto che tra i grandi insediamenti è colpevole del 92% delle emissioni di diossine, del 95% di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), dell’80% di CO, del 78% di piombo e del 57% di mercurio. Non solo. L’impianto pugliese “vince” 10 delle 14 classifiche riguardanti i singoli inquinanti considerati nell’Ines (Inventario delle emissioni e loro sorgenti). Un primato che ha sottoposto lo stabilimento di Taranto a diverse inchieste sull’inquinamento e che è monitorato costantemente dall’
Arpa Puglia. Ma, ricordiamo, l’Ilva è anche tristemente famosa per i numerosi incidenti sul lavoro che hanno provocato dalla metà degli anni Novanta 44 decessi. Una situazione pesante: “Ci auguriamo - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - che il Governo, a cominciare dal ministro dell’Ambiente, presti tutta l’attenzione che merita una brutta storia di inquinamento come quella di Taranto, per indirizzare gli investimenti dell’Ilva, in tempi certi e brevi, verso quelle tecnologie che adeguerebbero lo stabilimento ai migliori standard europei”. Ricordiamo infatti, come cita il comunicato Legambiente, che “nel 2007 l’Ilva ha presentato, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 59/2005 di recepimento della direttiva europea Ippc, la richiesta di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che dovrà essere rilasciata entro il 31 marzo 2009. Una norma, precisiamo, che costringe l’industria aderente a utilizzare le migliori tecnologie disponibili per contenere il proprio impatto ambientale.
Gli altri impianti ad alte emissioni
Tra le altre aree industriali, Legambiente segnala altre realtà preoccupanti come quelle di Porto Marghera e Augusta-Priolo-Melilli (SR). Ma anche l’impianto siderurgico di Trieste “che, nonostante i limiti stringenti alle emissioni di diossina in atmosfera, continua a causare un impatto rilevante sui quartieri circostanti soprattutto con gli Ipa e le polveri sottili”. O la raffineria di Gela, dove si incenerisce il pet-coke (un residuo della lavorazione petrolifera) considerato altamente cancerogeno, e la raffineria di Falconara Marittima “che nonostante il già importante contributo alle emissioni della zona vorrebbe costruire due centrali termoelettriche in evidente contrasto con il Piano energetico ambientale regionale”. Per capire chi sono i “campioni”, come li chiama ironicamente Legambiente, dell’inquinamento industriale riportiamo integralmente la tabella presente nel Dossier Mal’Aria, precisando che i dati riportati sono differenti da quelli presenti nella tabella pubblicato sopra poiché si riferiscono alle “emissioni totali in aria” dei soli 10 impianti più inquinanti e non di tutti come nel precedente documento.
I campioni dell’inquinamento atmosferico industriale in Italia nel 2006
| Inquinante |
Complesso industriale |
Emissioni totali in aria |
Contributo sul totale delle emissioni industriali |
| NOx (ton.) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
29.715 |
10,6 % |
| SOx (ton.) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
43.532 |
15 % |
| PM10 (ton.) |
Superbeton Stabilimento di Susegana (TV) |
510 |
16,2 % |
| CO (ton.) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
540.614 |
80,1 % |
| IPA (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
32.240 |
95,5 % |
| Benzene (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
231.387 |
43 % |
| Arsenico (kg) |
Enel Impianto Termoelettrico di Fusina (VE) |
352 |
23,8 % |
| Cadmio (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
366 |
42,2 % |
| Cromo (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
3.960 |
31,1 % |
| Mercurio (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
1.364 |
57,2 % |
| Nichel (kg) |
Erg Nuove Centrali Impianti Nord (SR) |
4.398 |
12,3 % |
| Piombo (kg) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
73.891 |
77,9 % |
| Diossine e furani (grammi) |
Ilva S.p.A. Stabilimento di Taranto |
92 |
92 % |
| Dicloroetano-1,2 (kg) |
Syndial S.p.A. Stabilimento di Assemini (CA) |
12.013 |
52,3 % |
Fonte: Elaborazione Legambiente su dati Ispra (ex Apat) – registro Ines
Le responsabilità per settori
La ricerca, che costituisce la base di partenza dell’omonima la campagna di Legambiente per chiedere centri urbani più vivibili del quale trovate le iniziative nel link riportato sotto, ha il merito anche di far emergere il peso dei diversi settori nel degrado della qualità dell’aria. Si scopre così, ad esempio, che le attività produttive (28% del totale delle emissioni nazionali) hanno la medesima responsabilità dei trasporti (27%) nel rilascio di PM10, mentre quest’ultimo ha molte più colpe (44%) dell’industria (25%) in tema di ossidi di azoto. Un quadro più chiaro delle responsabilità per settore per i singoli inquinanti emerge dalle due tabelle seguenti.
Tabella 1 Emissioni di inquinanti in atmosfera per macrosettori in Italia nel 2006
Tabella 2 Emissioni di inquinanti in atmosfera per macrosettori in Italia nel 2006
La diagnosi è fatta, adesso inizi la cura
Mal’Aria costituisce un documento fondamentale per comprendere la realtà attuale e utile per decidere i provvedimenti da intraprendere per una riduzione consistente delle emissioni. Unico neo rilevabile è l’assenza di una serie storica di dati che consenta di analizzare l’andamento degli inquinanti nel corso degli anni. Ma come altre analisi che potete leggere in Ecostudi, anche la ricerca di Legambiente dimostra che la diagnosi dei mali ambientali è nota e che, se vogliamo guarire l’ambiente, basta prescrivere le cure giuste. Che si possono riassumere nelle richieste presenti nel comunicato stampa dell’associazione, che pubblichiamo integralmente.
Per combattere la “Mal’aria” che grava sulle città industriali italiane occorre uno sforzo collettivo.
- All’industria italiana chiediamo il coraggio e la lungimiranza necessari a fronteggiare la crisi economica e finanziaria mondiale, investendo in prodotti innovativi, attraverso l’ammodernamento e la messa in sicurezza degli impianti e la riconversione dei cicli produttivi più obsoleti, come previsto dalla normativa europea, garantendo la qualità del territorio e la vivibilità dell’ambiente circostante, elemento che può contraddistinguere il nostro Paese sui mercati internazionali.
- Al governo e al parlamento chiediamo di attivarsi per colmare la lacuna della normativa vigente sulle emissioni di diossina e furani. E’ quanto mai urgente rivedere il limite di legge in termini di tossicità equivalente, limitandosi ai 17 composti di diossina e furani che mettono a repentaglio la salute umana, abbassando il valore massimo consentito a 0,4 ng per metro cubo previsto dalla normativa europea, già adottato dalla legge della Regione Puglia.
- Al ministro dell’Ambiente chiediamo di scongiurare l’ipotesi di una nuova proroga ai termini previsti per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale agli impianti soggetti alla normativa sull’Ippc (che deve essere rilasciata entro il 31 marzo 2009) e soprattutto di farsi garante della salute della popolazione e dei lavoratori tarantini facendo in modo che lo stabilimento dell’Ilva venga riautorizzato con prescrizioni che prevedano tempi certi e serrati per l’ammodernamento dell’impianto e per la riduzione delle emissioni a partire dagli inquinanti più pericolosi per la salute, come le diossine, i furani e gli Ipa;
- Alle Regioni e al ministro dell’Ambiente chiediamo di pianificare una serie di misure economiche e normative per adeguare allo standard europeo e statunitense il sistema dei controlli ambientali del Paese, fondato sulle attività delle Arpa e di Ispra.
GLOSSARIO (da Dossier Mal’Aria di Legambiente)
Metalli:
- l’arsenico viene utilizzato come indurente in leghe di piombo e stagno, nel drogaggio dei semiconduttori, come insetticida e pesticida in agricoltura e spesso è anche un “rifiuto” delle attività minerarie;
- il cadmio ampiamente utilizzato per la produzione di leghe a basso punto di fusione utilizzate per le saldature, la ricopertura di superfici poco resistenti alla corrosione e nel passato per la costruzione di accumulatori (quelli appunto al nichel-cadmio);
- il cromo viene diffusamente utilizzato per la produzione di acciai speciali come quelli inossidabili, per la concia delle pelli, per il trattamento galvanico anti-corrosione delle superfici, la cosiddetta “cromatura”, e come catalizzatore in molti processi chimici;
- il mercurio viene utilizzato nell’industria principalmente come catodo delle celle ad amalgama degli impianti di elettrolisi del cloruro di soda (tecnica comunemente utilizzata in molti petrolchimici nei cosiddetti impianti cloro-soda), Il mercurio è una sostanza altamente tossica;
- il nichel è molto impiegato nell’industria, soprattutto per fare numerose leghe con altri metalli, per fungere da catalizzatore in diversi processi organici di idrogenazione, per l’applicazione di rivestimenti inossidabili (la “nichelatura”) e per la produzione di elettrodi e accumulatori;
- per la fabbricazione di accumulatori viene utilizzato anche il piombo. Circa il 50% di questo metallo viene impiegato nell’industria per produrre gli accumulatori acidi, ma viene usato anche per le guaine dei cavi elettrici, come materiale schermante per le radiazioni, nell’industria bellica, e fino a una decina di anni fa come additivo antidetonante nelle benzine per autotrazione.
Altre sostanze:
- le diossine vengono prodotte principalmente nei processi di combustione incompleta in presenza di cloro. Gli effetti sono a livello del sistema nervoso e del sistema endocrino, alcuni composti sono classificati come cancerogeni;
- idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) si distinguono perché contengono diversi anelli benzenici. A partire dal benzoapirene, sono tutti composti cancerogeni, anche se non tutti comprovati come tali sull’uomo;
- policlorobifenili (Pcb) sono idrocarburi aromatici clorurati usati diffusamente nel passato nell’industria elettrotecnica (e ancora oggi presenti in molti trasformatori elettrici e condensatori), proprio per la loro capacità isolante al fuoco e al calore, l’inerzia chimica e la ridotta variabilità delle caratteristiche nel tempo, ma sono stati utilizzati anche come plastificanti e solventi.
Per approfondire
Legambiente
Campagna Mal’Aria di Legambiente
Per informazioni contattare il numero 02-45475777 o scrivere a
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