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Dal 2009 un impianto pilota per il bioetanolo di seconda generazione
Tutoli di pannocchie e “
panico verga”, prodotti vegetali di basso costo e non utilizzabili come cibo, alimenteranno un impianto pilota per la produzione di bioetanolo di seconda generazione.
La produzione inizierà nel 2009 e sarà realizzato nel Tennessee dalla DuPont Danisco Cellulosic Ethanol, che fa capo al colosso della chimica DuPont, in collaborazione con l'Università del Tennessee. Quest'ultima ha sviluppato un progetto che punta a coprire il 30% del fabbisogno statale di carburante con
bioetanolo di origine cellulosica, cioè prodotto da intere piante e da scarti vegetali. La realizzazione dell'impianto pilota sfrutta un consistente finanziamento pubblico (40 milioni di dollari), mentre DuPont investirà consistenti somme in un centro di ricerca avanzato per i biocarburanti e per lo studio di tutta la

filiera produttiva. Il bioetanolo da cellulosa è visto da molti come la soluzione ai problemi sociali ed economici creati dal cosiddetto bioetanolo di prima generazione, ricavato da granaglie. La produzione attuale ha, infatti, un 'efficienza energetica piuttosto bassa, salvo per la canna da zucchero, cioè richiede un'energia poco inferiore a quella resa successivamente dal carburante. Inoltre, la concorrenza con il cibo della “prima generazione” ha sottratto alimenti al mercato e innescato manovre speculative che hanno causato un'impennata nei prezzi delle materie prime. Sui metodi di produzione di etanolo cellulosico, che utilizza anche le parti legnose delle piante come fusti e rami, sono impegnate direttamente Case automobilistiche statunitensi, tedesche e giapponesi. Il problema, tuttora risolto solo in parte, è di sviluppare o selezionare batteri capaci di trasformare la cellulosa in modo favorevole sul piano del bilancio energetico. Secondo alcuni studiosi, infatti, oggi la trasformazione del panico verga in etanolo richiede più energia di quella contenuta nello stesso prodotto finale. Altri invece pensano che già oggi sia favorevole, e su questi studi si è basata la “pubblicità” data a questa pianta dallo stesso George W. Bush. Dopo un discorso del presidente americano su questo tema, in tutta la nazione sono partiti investimenti nella ricerca. DuPont, da parte sua, non sembra aver dubbi sulla fattibilità di questa soluzione, tanto che intende vendere tecnologia “chiavi in mano” per produrre commercialmente il biocarburante di origine cellulosica.