Come stanno andando le vendite di auto a metano?
Il mercato italiano del metano sta andando molto bene. Negli ultimi mesi si è avuta un leggera flessione delle vendite di auto a gas naturale dovuta, più che altro, alla crisi del settore dell’auto. Una riduzione che, comunque, è inferiore al calo totale delle vendite. Per quanto riguarda le trasformazioni, il trend continua a essere molto positivo e non sembra subire rallentamenti. Nel complesso le consegne di auto con impianto a metano nel 2008 rappresentano circa il 5% della domanda totale, contro meno dell’1% di pochi anni fa. Questo significa che se l’attuale tendenza rimane costante nei prossimi sette/otto anni arriveremo al 5% del circolante, il quintuplo dell’attuale penetrazione del mercato. E le prospettive che si raggiunga questo traguardo ci sono tutte, visto che i dati di immatricolazione e trasformazione migliorano di semestre in semestre. Analogamente, stiamo registrando un salto di vendite e trasformazioni a Gpl che potrebbero portare il comparto a raggiungere la quota del 15% delle vendite nei prossimi anni. Certo, dobbiamo sperare che la politica a favore di questi carburanti attuata da Governo ed enti locali prosegua. Fattore che ci auguriamo non solo per le aziende del settore, che sono quasi tutte italiane, ma anche per l’ambiente. I benefici ecologici di metano e Gpl, infatti, sono indubbi.
Una crescita che, però, per il metano sembra rallentata dalla rete di distribuzione?
In effetti tutti stiamo aspettando il potenziamento della rete che potrebbe lanciare ulteriormente il settore. Purtroppo la questione della capillarità dei distributori non è semplice. Realizzare un buon impianto a metano costa 700-800mila euro, circa cinque volte più di una stazione di servizio tradizionale. Un investimento troppo elevato che non stimola gli imprenditori a costruire nuovi impianti, anche perché i margini di guadagno del metano sono inferiori e, di conseguenza, i tempi di rientro del capitale investito più lunghi. Con la liberalizzazione del settore, inoltre, non c’è più una programmazione che stabilisce dove fare gli impianti. Una volta l’espansione della rete era affidata alle Regioni che facevano un piano di sviluppo in base al bacino di utenza e alla distanza commerciale tra distributori, ma l’Europa ha detto che questo impediva la libera concorrenza. Analogamente non si possono più dare, come avveniva in passato, agevolazioni per costruire impianti in zone non coperte perché sono considerate aiuti di Stato dall’Unione europea. La conseguenza è che nessun imprenditore si sogna di costruire un impianto in Calabria, dove non esistono e, di conseguenza, non ci sono neanche utenti. Certo, la realizzazione di un distributore creerebbe un mercato, ma il ritorno degli investimenti è troppo lento per stimolare qualcuno a farlo. Viceversa i nuovi impianti si fanno dove la domanda è già presente, cioè dove esistono già i distributori, perché consentono di iniziare a guadagnare subito. Insomma, siamo nella classica situazione dove il cane si morde la coda, mentre ci vorrebbe una razionalizzazione della rete. In ogni caso l’ampliamento della rete prosegue, anche se lentamente. La speranza è che le compagnie petrolifere, che non hanno problemi di risorse, iniziano a costruire impianti multiutenza che includono anche un erogatore a metano. Rispetto al passato, infatti, adesso possono acquistare il gas naturale sul mercato libero e rivenderlo con un adeguato margine, mentre prima era la Snam a detenere il monopolio del metano e a loro non conveniva certo investire per fare guadagnare la Snam e diminuire la vendita dei loro prodotti, i carburanti derivati dal petrolio.
Ma finalmente qualcosa si muove sui self service...
Sì, a settembre è stato approvato il documento (Decreto del Ministero dell'Interno dell'11 settembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 232 del 3 ottobre 2008, ndr) che consente di fare un self service presidiato. Non è proprio il provvedimento che ci aspettavamo, ma è un primo passo importante. D’altronde esistono ancora alcuni limiti da superare, come l’impossibilità di stabilire prima del rifornimento il prezzo da pagare. Mentre con benzina e diesel si può stabilire la cifra a priori, con il metano normalmente si fa il pieno e quindi non si può sapere prima i chili erogati e il relativo importo. Per superare il problema servirebbe o un accertatore di carte di credito collegato alla colonnina oppure il post pagamento, dove rifornisco e poi vado alla cassa a pagare. Soluzioni che migliorano certamente la gestione dei piazzali di servizio perché permettono di non avere la persona fissa in colonnina. In ogni caso, adesso la norma c’è e ci attendiamo che i self service inizino a diffondersi. Rimane ancora un po’ di preoccupazione da parte degli operatori che hanno paura degli utenti inesperti. Ma è un problema superabile: basta un po’ di assistenza iniziale e di formazione per creare la cultura adeguata per il rifornimento sicuro. Adesso si tratta solo di proseguire su questa strada e rendere finalmente concreta la possibilità di effettuare rifornimento di Gpl e metano 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.
Se la rete cresce lentamente, la tecnologia sembra non arrestarsi come hanno dimostrato le tante novità in fiera.
La tecnologia dei sistemi Gpl e metano ha avuto un suo sbandamento negli anni Novanta, quando l’evoluzione tecnica delle auto ha fatto una grande salto e l’industria della trasformazione è andata un po’ in affanno. Poi si è ripresa bene e adesso, grazie anche alla collaborazione diretta con le Case automobilistiche e al consolidamento della tecnologia, il gap che ci separava dall’industria delle quattro ruote è stato completamente colmato. Direi che ormai da molti anni le aziende italiane della conversione sono in grado di fornire il meglio di quanto offre il mercato internazionale per gli impianti di primo equipaggiamento e di trasformazione. E per il momento non vedo grandi difficoltà per il futuro. Siamo già pronti a convertire adeguatamente i modelli Euro 5 ed Euro 6. Certo con la progressiva riduzione dei limiti di emissioni la sfida è sempre più difficile. Siamo arrivati a valori talmente bassi, dell’ordine dello zero virgola zero in particolare per
CO,
HC e
NOx, che ulteriori miracoli non si possono fare. Ma non vedo problemi per il rispetto delle prossime normative. E poi è bene ricordare che Gpl e metano hanno dei grandi privilegi in termini di emissioni di CO2.
A Torino si sono viste anche interessanti novità in tema di bombole. Secondo lei il futuro è del serbatoio composito o toroidale?
Sul toroidale per metano non si sa ancora molto sulla tecnologia, quindi è un po’ prematuro parlarne. E poi, ha anche il limite della capacità. Le auto a gas naturale per avere un’autonomia decente di 250-300 km necessitano di serbatoi da almeno 70-90 litri. Al momento, il toroidale usato per il Gpl ha volumi massimi che difficilmente superano i 50 litri che, tradotti in autonomia per il gas naturale, significano una percorrenza di 120-150 km. Un po’ pochi per incidere. Vedo un futuro più roseo per le bombole di materiali compositi che sono molto più leggere delle tradizionali e offrono vantaggi indubbi. Ad esempio, è possibile innalzare la pressione delle bombole fino a 300 atmosfere, fattore che consentirebbe di innalzare di oltre un terzo la loro capacità effettiva. Stiamo già lavorando per fare approvare una norma in questa direzione. Ci vorrà un po’ di tempo, ma le composite daranno un forte contributo al settore. C’è anche il metano liquido che potrebbe avere un futuro, ma è ancora presto per dirlo. Al momento pensiamo che questa tecnologia complessa possa avere uno sviluppo per i veicoli di flotte che percorrono molti chilometri quotidianamente.
E come le è sembrata la Fiera?
Bella, interessante e ben organizzata. Ma ci sono due problemi. Il primo è una contraddizione: tutte le novità tecnologiche presentate erano italiane, come la stragrande maggioranza degli espositori. Questo perché nel mercato mondiale il know how arriva tutto dalle aziende della Penisola. E allora trovo assurdo che in una manifestazione che si tiene in Italia e dove tutte le imprese che pagano sono nostrane a guadagnarci è un’organizzazione sud americana. Il secondo limite riguarda il contenuto: piuttosto che un evento su metano e idrogeno, che per altro non si è visto a Torino, è più sensato fare una fiera del gas che includa metano e Gpl. Questo perché gli operatori sono gli stessi, così come le problematiche, le soluzioni e gli interlocutori. Metano e Gpl hanno interessi convergenti, sfruttano le medesime tecnologie e conoscenze. È illogico parlare solo di metano quando il Gpl è l’altra metà del comparto del gas per autotrazione mondiale. Quindi proporremo all’organizzazione di “aprire” la prossima edizione al Gpl, magari cercando anche di allestirla ogni anno in una città diversa. Il Lingotto è una struttura splendida dove tornare, ma perché non portarla anche a Roma, Milano o Napoli?