A Parigi si sono visti gli estremi del mercato automobilistico con, praticamente, tutti i passaggi intermedi. Segnale che l'industria delle quattro ruote non ha preso un orientamento deciso, ma che cerca di accontentare le singole domande che arrivano del mercato. La vera differenza è che le supercar sono già acquistabili (da pochi) nei lussuosi saloni dei marchi di prestigio, mentre i modelli “verdi” si possono ammirare solo alle esposizioni internazionali. E se le promesse dei costruttori sono mantenute, la vera svolta inizierà soltanto a fine 2009 quando la maggioranza dei prototipi con alimentazione ecologica è annunciata.
City car crescono e arriva anche l'ibrida “economica”
Chi non intende aspettare per ridurre il proprio impatto ambientale generato dalla mobilità può salutare di buon grado l'arrivo di alcune city car di sicuro interesse. Tra queste citiamo la
Suzuki Alto, modello che eguaglia il primato della Daihatsu Cuore in commercio come auto a benzina dalle emissioni di CO2 più contenute, e la
Toyota IQ, una 3+1 che ha il solo difetto di puntare a un target alto. Altra “micro” che non dovrebbe tardare ad arrivare dai concessionari è la
Pixo, piccola Nissan con un parco tre cilindri. Meno

entusiasmante è il debutto della
Ford Ka, modello atteso da oltre un decennio che arriva sul mercato senza portare sostanziali miglioramenti in tema ambientale. Più ampia la scelta tra utilitarie e compatte. Sul gradino più alto del podio va alla
Ibiza Ecomotive, variante da 98 grammi/km della 5 porte Seat che dimostra come è possibile costruire un'auto a basso impatto ambientale senza dovere rinunciare a niente. Al posto d'onore collochiamo la Honda Insight, prima ibrida il cui listino potrebbe scendere sotto i 20.000 euro. Da apprezzare anche la
nuova Mégane, con una gamma diesel con emissioni inferiori ai 120 g/km, e la
Hyundai i20, che raggiunge i 115 g/km, ma che potrebbe scendere sotto la soglia “100” come dimostrato dalla concept “blue”. Citiamo anche il duo Honda composto da Civic Hybrid e Jazz, due modelli che erano già ai vertici dei loro segmenti quanto a doti ambientali e ottengono ulteriori miglioramenti, per la verità solo estetici per la ibrida. Negli altri segmenti non si osserva niente di rivoluzionario e bisogna accontentarsi della riduzione di consumi ed emissioni di modelli come Toyota Avensis e Opel Insigna EcoFlex. Volendo potremo anche essere contenti dell'arrivo di modelli che ridimensionano gli ingombri di monovolume e Suv, come C3 Picasso e
Toyota Urban Cruiser.
Sono sempre più le etichette verdi

A Parigi hanno debuttato le etichette ecologiche di Fiat (
PUR-O2), Dacia (eco2) e Volvo (
DRIVe) che sono andate ad affiancare altre sigle ambientali già presenti sul mercato. Un arrivo che non possiamo che benedire ma, come per gli altri ecomarchi, ci lascia perplessi. Non riusciamo a capire perché alcune semplici soluzioni, quali i copricerchi aerodinamici o l'adozione dei pneumatici a bassa resistenza di rotolamento, non devono essere proposti di serie su tutta la gamma piuttosto che solo su alcune versioni. Il sospetto è che i costruttori sfruttino queste etichette per tingersi di verde e cogliere il momento favorevole verso l'ambiente dell'opinione pubblica per aumentare le vendite. Non si capisce altrimenti come la Fiat 500 PUR-O2 che emette 115 g/km di CO2, possa essere considerata una “green car”, mentre la Daihatsu Cuore, con 104 g/km, deve rientrare tra le auto “normali”.
L'ibrido domina, ma c'è anche il fuel cell
Come negli altri recenti Saloni dell'auto, anche sotto la Tour Eiffel i prototipi ecologici abbondavano. Oltre al trio di auto elettriche da città che abbiamo menzionato in apertura, merita una citazione la
Chevrolet Volt. Non perché, come diciamo nel
commento al Salone, sia rivoluzionaria, ma perché rappresenta

un'importante inversione di tendenza “verde” di un grande costruttore. Tantissimi i modelli ibridi, con Peugeot che addirittura ne presenta quattro, pur con la stessa tecnologia, in grado di soddisfare diverse utenze: il triciclo HYmotion 3 Compressor, la berlina 308 Hymotion 2, la crossover
Prologue e la supercar RC. Un poker, peraltro, calato anche dalla sorella del Gruppo Psa-Citroën, con
Hypnos, C-Cactus, C4 e C4 Wrc. Altro modello benzina-elettrico che abbiamo apprezzato, nonostante sia lontanissimo da una possibile produzione, è la
Renault Ondelios, mentre la
Hyundai Santa Fe e la
Bmw Serie 7 ActiveHybrid hanno avuto il “demerito” di proporre l'ibrido su modelli di grandi dimensioni. Non giudichiamo, invece, la
A1 concept e la
Mazda Kiyora, più esercizi di stile che veri e propri prototipi che anticipano futuri modelli ecologici di serie. Da menzionare anche Suzuki che ha proposto due fuel cell,
SX4-FCV, esemplare a celle a combustibile che ha iniziato la sperimentazione su strada, e la moto Crosscage.