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N. 16-2008
mercoledì 24 settembre 2008
Editoriale
Questione di logica e di logistica
“La logistica italiana è illogica”. È un ritornello che pare circolare abitualmente tra gli addetti del settore trasporti del nostro Paese. E le ragioni non mancano. Secondo quanto riportato dal Corriere Economia del 15 settembre in Italia circolano 10 milioni di veicoli industriali (sono circa 5 milioni per l'annuario statistico Aci) che trasportano il 65% delle 243 miliardi di tonnellate/km di merce, mentre alle tratte su ferro e su mare, molto più efficienti sul piano puramente energetico, rimangono soltanto l’11% e il 19,2%.
Una situazione che significa spreco di risorse e aggravio delle emissioni. Secondo i giornalisti del Corriere un viaggio con un “Tir” Euro 4 da Salerno a Valencia (Spagna) comporta il rilascio di 2003 kg di CO2 contro i 752 di una moderna nave in grado di portare 296 container. Ma a preoccupare non è soltanto la scelta della modalità di trasporto, ma l’elevata inefficienza dello stesso vettore stradale. Gli interporti sono prossimi alla saturazione, i camion viaggiano in media sfruttando solo il 50-60% del volume disponibile, il 70% degli autocarri effettua il viaggio di ritorno vuoto. Aggiungiamo il costo sociale degli incidenti e il rallentamento indiretto del traffico automobilistico. E ancora. La merce prima di arrivare a destinazione è movimentata dalle 4 alle 6 volte e in alcuni casi si arriva fino a 10 viaggi.
A questo aggiungiamo le considerazioni di un responsabile di Autotrade & Logistics del Gruppo Koelliker che vorrebbe adottare soluzioni sostenibili. Nei pressi del porto di Livorno la società ha realizzato un gigantesco centro logistico, collegato alla rete ferroviaria e alimentato in buona parte da pannelli fotovoltaici, in grado di ospitare 25.000 auto da distribuire in tutta Europa. “Il trasporto da qui alle destinazioni finali”, è stato detto ai giornalisti il giorno dell'inaugurazione, “avviene al 100% su gomma, anche se siamo contrari a questo tipo di modalità per lunghe tratte. Noi vorremmo poter spedire le auto in treno, ma semplicemente in Italia non è possibile. Sappiamo che se spediamo un solo vagone alla volta, questo va quasi sempre...perso in qualche remota stazione. Per essere certi delle consegne via treno, bisognerebbe organizzare interi convogli, ma non è facile. Ben diverso il caso, ad esempio della Francia, dove un treno merci spesso parte con vagoni diretti alle più svariate destinazioni e tutti arrivano puntualmente”.
Insomma di logico pare avere proprio poco la logistica nazionale. Eppure interventi mirati in questo settore potrebbero dare un forte contributo per rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto sottoscritto dall’Italia. E a rendere meno gravosa la nostra dipendenza dal petrolio.


Stefano Panzeri










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