Come pochissimi altri, dice di saper creare delle molecole di un idrogeno pesantissimo e quindi facilmente trasportabile. Alcuni suoi discorsi sono facilmente confutabili da uno studente liceale, ma il professor Ruggero Maria Santilli, 73 anni, ha un curriculum di tutto rispetto. Originario di Capracotta (Molise), è laureato a Napoli in Fisica e ha un passato di brevi periodi in prestigiosi istituti americani come Harvard e MIT. Santilli, residente negli Usa da decenni, ha anche pubblicato un’enorme quantità di documenti, in particolare sulla sua teoria della “fisica adronica” che, secondo lui, annovera solo come caso “particolare” la meccanica quantistica oggi sostenuta dalla maggior parte dei fisici mondiale. La fisica adronica gli avrebbe permesso di teorizzare e realizzare sperimentalmente dei nuovi tipi di gas, che lui ha chiamato “magnegas” (vedi
www.magnegas.com). E, trasformando acqua di fogna (sic), sarebbe in grado di produrre energia con un rendimento “impossibile” del 600%. Stringi stringi, si arriva al principio del moto perpetuo tanto caro agli inventori dilettanti. A chi non gli dà corda, Santilli fa immediatamente causa – per ora senza risultati giudiziari - in quanto lo ritiene nemico della pubblica informazione. Tra gli accusati, i premi Nobel Steven Weinberg e Sheldon Glashow oltre ad alcuni scienziati italiani. A Santilli era stata riservata una parte di rilievo alla manifestazione “
Aria nuova” all’autodromo di Monza, ma ha partecipato solo telefonicamente perché indisposto. È stato però rappresentato dal professor Martin Cloonan (Galway-Mayo Institute of Technology, Irlanda), che ha parlato delle prove di laboratorio che “entro 2-3 mesi” dovrebbero dimostrare l’esistenza o la non esistenza dei Magnegas e dal professor Dunning-Davies (Università di Hull) che, alla fine di un discorso sugli scenari presenti e futuri dell’energia, ha detto che la teoria di Santilli sulle scorie radioattive è meritevole di approfondimenti, e quindi, ovviamente, di finanziamenti. Un punto che, ascoltando il suo discorso telefonico e trovando sul web un’offerta pubblica di quote per le sue ricerche, ci sembra stia molto a cuore a Santilli. Del resto, la sua offerta pubblica di quote per un’impresa europea a favore del Magnegas (del tutto priva di personale per ridurre i costi, si legge) ha riscosso 90.000 sterline su 1.800.000 previste, di cui solo 22.500 però sono già versate. Questo perché sono tutti soldi messi da Santilli, parenti e membri della sua organizzazione che però si dicono disposti a tirar fuori le restanti 67.500 sterline “in qualsiasi momento”.
Genio o sregolatezza
Delle due ipotesi qui sopra, propendiamo decisamente per la seconda. Una confutazione completa delle teorie di Santilli richiederebbe ben altro, inutile, spazio. Ci limitiamo quindi a citare alcune
sue affermazioni che secondo noi sono chiaramente prive di qualsiasi fondamento logico e scientifico.
Secondo varie misure di laboratorio che peraltro tutti possono ripetere mediante l'acquisto di un misuratore di CO2, oggi abbiamo nella nostra atmosfera oltre 30 volte la quantità di CO2 presente all'inizio del secolo scorso (in un altro
documento l’aumento di 30 volte sarebbe rispetto al 1950, ndr).
Al di là della difficoltà, non diciamo di procurarsi un misuratore di CO2, ma di viaggiare cento anni indietro nel tempo per ripetere la misura, i dati su cui tutto il mondo concorda parlano di un aumento dell'ordine del 30% circa e non di 30 volte (3000%). Un errore di un fattore 100, direbbe un fisico.
Secondo misure condotte da vari laboratori, che peraltro possono essere ripetute da tutti mediante l'acquisto di un semplice misuratore di ossigeno, in un secolo abbiamo rimosso in forma permanente dall'atmosfera terrestre circa il 5% dell'ossigeno esistente all'inizio del secolo scorso (sempre nell’altro documento parla del 3-5% dal 1950 ndr).
Resta la difficoltà di viaggiare nel tempo oltre che di procurarsi un “semplice” misuratore di ossigeno. Ma la domanda di base su quella che Santilli chiama “oxygen depletion” è: se il CO2 nell’atmosfera è cresciuto di 120 parti per milione, come può il carbonio aver consumato il 5% (pari a oltre 10.000 parti per milione) dell’ossigeno attuale? Significa che ogni atomo di carbonio, oltre a legarsi a una molecola di O2, ne ha fatte misteriosamente sparire quasi 100. Un altro errore di un fattore circa 100. Facciamo notare che errori di un fattore 100 in campo tecnologico non sono certo da poco. Proviamo ad applicarli a una Fiat Cinquecento. Avremmo un’auto che fa i 16.000 km/h, 1960 km con un litro e scatta da 0 a 100 km/h in 0,129 secondi. Facile, pesando 8,65 kg, con 6900 cv e un Cx pari a 0,0032…
Qualora tutto il consumo della benzina sulla terra fosse rimpiazzato dall'idrogeno, avremmo la rimozione di almeno trenta milioni tonnellate di ossigeno respirabile al giorno, la quale ridurrebbe l'ossigeno terreste del 10% in cinque anni, implicando allora una epidemia di problemi cardiaci, e nel giro di 30 anni la Terra non sarebbe più abitabile.
Dichiarazioni smentite dal fatto che bruciare idrocarburi come si fa, su larga scala, da almeno 100 anni produce gas contenenti oltre il 50% (il 67% bruciando metano) di vapore acqueo senza effetti così drammatici. In più tutti i principali analisti concordano sul fatto l’idrogeno sarebbe prodotto per elettrolisi dell’acqua usando energie rinnovabili o nucleari. Elettrolisi significa produrre, contestualmente all’idrogeno, lo stesso ossigeno necessario per la combustione del carburante. Ossigeno che sarebbe liberato nell’atmosfera ancora prima della combustione stessa. Ma già, dice Santilli,
le centrali elettriche ecologicamente accettabili, come quelle solari, eoliche oppure idriche, sono note essere assolutamente insufficienti per una produzione su grande scala. Discorso che non merita commenti, se notiamo che già oggi la cara, vecchia energia idroelettrica fornisce il 17% del fabbisogno nazionale di elettricità, mentre altri Paesi ricavano percentuali simili di energia da centrali eoliche. E il solare promette di fare meglio a costi già quasi competitivi rispetto ai prezzi attuali del petrolio.
Ancora un altro problema dell'idrogeno per uso automobilistico è dato dal volume di idrogeno necessario per un rifornimento normale. Abbiamo visto che ci vogliono 3.000 litri di idrogeno per avere l'equivalente di un litro di benzina. Quindi, l'equivalente di un pieno di 50 litri di benzina richiederebbe 150.000 litri di idrogeno, ossia un volume che e' assolutamente al di la' di valori pratici, dal momento che un auto richiederebbe un rimorchio per il solo serbatoio dell'idrogeno.
Secondo Santilli, quindi, per sostituire un serbatoio di 50 litri di benzina ci vorrebbe una cisterna da 150 metri cubi di idrogeno a pressione ambiente… a quel punto perché non trainare un piccolo dirigibile? Altra domanda: e allora come fa una Multipla BiPower a portarsi dietro, anzi sotto, 45.000 litri di metano? E la
Toyota FCHVadv a trasportare sotto il pavimento 100.000 litri di idrogeno? Vuol dire che Santilli non sa che cos’è una bombola? No, è che
l'uso di altissime pressioni non e' assolutamente raccomandabile, prima di tutto per motivi di sicurezza. Noi crediamo che la maggior parte degli utenti di auto a metano, compresso a 250 bar, sia mai saltato in aria, né ci risulta che le assicurazioni abbiano premi più elevati per le bifuel a gas naturale. Non ci risultano nemmeno esplosioni di prototipi con serbatoi di idrogeno gassoso a 350 o addirittura 700 bar.
…l'idrogeno va sintetizzato in impianti industriali richiedenti elettricità. Quando quest'ultima è prodotta da centrali elettriche usanti carburanti fossili, è chiaro a tutti che, a parità di prestazioni ed uso, e quindi a parità di energia usata, un auto funzionante ad idrogeno, anche se emette nei fumi di scarico solo vapore d'acqua, è "globalmente" molto più inquinante di un auto funzionante a benzina in un rapporto che è stato stimato da tecnici essere dell'ordine di 10 ad 1 se la centrale elettrica funziona a metano, e di circa 40-50 ad 1 se la centrale elettrica funziona a petrolio oppure a carbone.
Le attuali centrali termoelettriche a ciclo combinato dichiarano un rendimento di circa il 60%. Lo stesso valore è ottenibile, secondo Honda e Fiat, da un’auto a idrogeno. Il che farebbe un rendimento combinato del 36%, superiore di circa 1,5 volte a quello medio di un’auto diesel o ibrida. Mettiamoci pure perdite varie, maggior costo energetico di produzione e altri fattori e arriviamo a un livello circa identico. Come si faccia da un sostanziale pareggio ad arrivare a fattori variabili da 10 a 1 fino a 50 a 1, è un mistero difficile da comprendere.
In conclusione…
In pratica noi aspettiamo di vedere il professor Santilli presentarsi a una conferenza portando con sé un secchio pieno di Magnegas, cosa senz’altro possibile se le sue affermazioni sui gas “pesanti” sono vere. E attendiamo di vederli prodotti a partire da…rifiuti umani, come proclama il fisico italoamericano che già sarebbe pronto a vendere, dice, impianti produttivi da collegare alle reti fognarie di grandi metropoli.