Ma l’intervento di Angelo Giudici, Direttore Settore Aria e Agenti fisici di Arpa Lombardia, alla manifestazione
Aria Nuova a Monza è stato particolarmente interessante perché ha messo in luce un paio di problemi ancora poco noti, ma molto rilevanti, riguardanti il particolato. Giudici ha confermato che la maggior parte delle polveri sottili prodotte da un’auto moderna non fuoriesce dallo scarico ma deriva dall’usura di pneumatici e freni. Altro fatto sorprendente è il fatto che in Lombardia le emissioni di
PM10 dovute alla combustione di materiale ligneo per riscaldamento sono comparabili a quelle dell’autotrasporto, mezzi pesanti inclusi.
Inquinanti: crolla il biossido di zolfo, in forte calo il PM10, ma non basta
Cominciamo dalle buone notizie: in base ai dati rilevati, tutti gli inquinanti principali hanno mostrato negli ultimi decenni un notevole calo. Il caso più eclatante è quello del biossido di zolfo (SO2), la cui presenza nell’atmosfera di Milano si è abbassata di un centinaio di volte dal 1972 a oggi, soprattutto perché non si usa più l’olio combustibile per il riscaldamento e per la conversione a ciclo combinato delle centrali termoelettriche a vapore. Dal 1990 il monossido di carbonio (CO) è sceso di 4 volte circa; dal 2002 al 2007 il benzene è più che dimezzato. Quello che sorprende è il fatto che negli ultimi 20 anni il PM10 nell’aria di Milano si è ridotto di circa 4 volte. Eppure i dati di tutta la Regione mostrano dati allarmanti rispetto ai limiti previsti dalla Comunità europea. Secondo Giudici, questi limiti sono stati fissati a un livello troppo basso per essere raggiungibili senza interventi drastici tanto che, ha aggiunto, 25 Paesi su 26 hanno richiesto una deroga prevista recentemente dall’Unione europea. Un'altra piccola polemica sulla politica europea Giudici l’ha fatta sui limiti fissati per l’ozono (O3). I valori, uguali in tutta Europa, ha spiegato, sono decisamente più difficili da rispettare nelle zone più meridionali come la Sicilia, dove le alte temperature favoriscono la formazione dell’O3. E che le condizioni climatiche siano importantissime per il livello di inquinanti lo dimostra la stessa pianura padana. “Quando il vento supera i 2,2 metri al secondo (8 km/h ndr) – ha spiegato Giudici – tutti gli inquinanti a Milano restano sotto i limiti previsti”. In realtà la velocità media del vento di Milano è di 0,9 m/s (3,2 km/h), a Torino si scende addirittura a 0,4 m/s (1,4 km/h). E il fenomeno dell’inversione termica, ha aggiunto con un esempio, può portare in pochissimi giorni la concentrazione di PM10 nell’aria da 20 a 102 microgrammi/metro cubo.
L’agricoltura ha a sua volta un effetto non trascurabile su alcuni tipi di inquinanti. Contribuisce al 9,4% delle polveri e, complice l’uso di fertilizzanti, addirittura al 95% dell’ammoniaca.
Ossidi di azoto quasi dimezzati, ma il 46% è dovuto ai veicoli
Anche gli ossidi di azoto (
NOx) hanno segnato un calo: dal 1989 a oggi a Milano la concentrazione media di NO2 (biossido di azoto) è quasi dimezzata. I principali responsabili delle emissioni restano però i veicoli, soprattutto diesel, responsabili del 46% delle emissioni. Dalla tabella qui sotto notiamo infatti un’eccezionale miglioramento delle auto a benzina: ci vogliono 85 Euro 4 per emettere gli stessi NOx di una Euro 0. Mentre per le auto a gasolio e i veicoli commerciali leggeri a gasolio le emissioni sono poco più che dimezzate: un’auto Euro 4 diesel equivale a 17 Euro 4 a benzina. Meglio va con i mezzi pesanti, con una riduzione di quasi 5 volte con gli Euro 4 e certamente assai più sensibile con gli Euro 5 con dispositivo SCR e additivo
AdBlue. Veicoli la cui quota è in progressivo aumento e le cui tecnologie sono pronte per essere trasferite in campo automobilistico. Va detto che il 46% dovuto al traffico va considerato in una diminuzione generale degli NOx, dovuta soprattutto al passaggio al metano per il riscaldamento domestico e alla migliore efficienza delle centrali termoelettriche a ciclo combinato. Riportiamo qui i dati per tipologia di veicolo mostrata da Giudici nella sua presentazione.
Dati in mg/km
| Veicoli |
Tipo legisl. |
Carb. |
Tot.
PM10 |
PM10
Scarico |
PM10
Freni pneum. |
Emissioni
NOx |
| Automobili |
pre – Euro |
benz. |
55 |
28 |
27 |
1.955 |
| Automobili |
Euro 4 |
benz. |
26 |
0,8 |
25 |
23 |
| Automobili |
pre – Euro |
gasolio |
265 |
238 |
26 |
896 |
| Automobili |
Euro 4 |
gasolio |
46 |
20 |
25 |
398 |
| Automobili |
Euro 4 f.a.p. |
gasolio |
27 |
2 |
25 |
398 |
| Veicoli leggeri < 3.5 t |
pre – Euro |
gasolio |
362 |
324 |
38 |
2.020 |
| Veicoli leggeri < 3.5 t |
Euro 4 f.a.p. |
gasolio |
41 |
3 |
38 |
863 |
| Veicoli pesanti > 3.5 t |
pre – Euro |
gasolio |
621 |
488 |
133 |
11.190 |
| Veicoli pesanti > 3.5 t |
Euro 4 f.a.p. |
gasolio |
153 |
3 |
150 |
2.400 |
Particolato: freni e pneumatici la faranno da padrone
La tabella qui sopra mostra come per tutte le auto Euro 4 il massimo apporto all’atmosfera di PM10 deriva dall’abrasione di pneumatici e freni. Un fattore, questo, che va dal 97% per le vetture a benzina, al 92% dei diesel dotati di filtro antiparticolato, fino al 56% di quelli che ne sono privi. Un tipo di dispositivo che, ha spiegato Giudici, si dimostra di grande efficacia nell’abbattere le polveri emesso allo scarico dei motori a gasolio.
Riscaldamento domestico: la legna “vale” il 97% del PM10
Sembra molto ecologico riscaldarsi usando biomasse invece di idrocarburi. In realtà la combustione di legna o pellet “fatta in casa” può avere notevoli effetti negativi sull’ambiente. Secondo una tabella fornita da Giudici relativa al 2005, questa soluzione, che copre l’8,4% del fabbisogno, produce il 97% del PM10 dovuto al solo riscaldamento e il 27% del totale di polveri prodotte. E l’impatto in termini di emissioni annue, rispetto al trasporto su strada leggero e pesante, è di poco inferiore: 6325 tonnellate/anno contro 6891. Forse, aggiungiamo noi, è meglio dire “era” inferiore, perché sono passati 3 anni e l’aggiornamento del parco veicolare ha certamente fatto scendere le emissioni di PM10 allo scarico di auto e camion. Secondo Giudici, chi fabbrica stufe oggi pensa troppo al design e troppo poco alla qualità di combustione. Secondo i dati Arpa riportati qui sotto, comunque, anche le stufe meno inquinanti, quelle a pellet, hanno emissioni di PM10 paragonabili a quelle dell’ormai abbandonato olio combustibile e di 100-1000 volte superiori a quelle del metano.
| Tipo riscaldamento |
polveri prodotte (1 GJ=277.778 kWh) |
| Stufa tradizionale |
500 g/GJ (300 – 900) |
| Camino aperto |
700 g/GJ |
| Camino chiuso |
300 g/GJ |
| Stufa innovativa |
150 g/GJ (50 – 250) |
| BAT (stufa automatica a pellets o cippato) |
50 g/GJ (30 – 100) |
| Combustione gas naturale |
0.2 g/GJ (0.03 - 1) |
| Combustione gasolio |
5 g/GJ (0.5 - 50) |
| Combustione olio |
40 g/GJ (3 - 60) |
I progressi di teleriscaldamento, centrali termoelettriche e termoutilizzatori
Giudici ha anche rimarcato i notevoli progressi fatti dalle centrali termoelettriche lombarde con la conversione da ciclo a vapore alimentate da oli combustibili a ciclo combinato a gas e vapore. Oltre ad aumentare nettamente il rendimento e quindi diminuire i consumi, le emissioni sono drasticamente calate, come si nota da questi dati.
Dati in mg/Kwh
| |
CO |
SO2 |
NOX |
PTS |
| Ciclo convenz. |
43-74 |
1.121-1.286 |
519-564 |
12-17 |
| Ciclo combinato |
41-60 |
0 |
167-175 |
0,11-0,27 |
L’esperto dell’Arpa ha poi illustrato brevemente i vantaggi dei progetti di teleriscaldamento con pompa di calore riguardanti Milano. La centrale di Canavese, a Est della metropoli lombarda, permette ad esempio di ridurre del 67% le emissioni totali di ossidi di azoto e del 49% a livello locale; di fatto azzerato il rilascio di SO2 (-99%) e PM10 (97% totale, 96% a livello locale). Buone notizie anche dai discussi termoutilizzatori che bruciano materiali derivati da rifiuti: rispetto alle prescrizioni europee le emissioni dei vari inquinanti sono inferiori da 2,5 a 100 volte.
Tutti i dati forniti nella presentazione di Monza sono consultabili nella sezione “Aria Nuova” del sito
www.monzanet.it.