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N. 13–2008 |
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mercoledì 09 luglio 2008
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Editoriale
Cultura scientifica, perché manca al mondo ambientalista?
Auto che vanno ad acqua, soluzioni miracolose per ricavare carburante da qualsiasi tipo di rifiuti, metodi elementari per neutralizzare le scorie nucleari. La diffusione del web ha portato al massimo livello la pubblicità delle teorie più balzane, molte delle quali, secondo gli ideatori, risolverebbero i problemi energetici (e quindi ecologici) del mondo intero.
Idee che, se non funzionano, è invariabilmente per un complotto delle compagnie petrolifere, oppure perché vanno contro l’establishment del mondo scientifico, o ancora per mancanza di finanziamenti. A leggere i blog ci credono in tanti a queste storie, ma noi ci auguriamo che siano (e restino) una minoranza dell’opinione pubblica. Quello che ci preoccupa di più, invece, è un tipo di disinformazione ecologista più subdola, perché proveniente da fonti sulla carta autorevoli e indipendenti. Ci riferiamo a quei documenti e concetti prodotti da associazioni ambientaliste grandi e piccole non supportati da adeguate conoscenze scientifiche. Vedi una classifica svizzera delle auto ecologiche che considera qualsiasi biocarburante rigorosamente a impatto zero. Vedi il documento congiunto sul nucleare di Greenpeace, Legambiente e WWF: la critica “dall’interno” da noi pubblicata ci sembra basata su elementi più che concreti. Vedi un’associazione importante come Lifegate pubblicizzare l’ennesimo “tubo” miracoloso che, applicato sui condotti di qualsiasi tipo di carburante, abbatterebbe decisamente consumi ed emissioni. Per carità, anche da parte della scienza troviamo significative “sviste”, come l’ampio spazio dato nella pur interessante manifestazione “Aria Nuova” di Monza alle idee dello “scienziato” italoamericano Santilli, sostenitore di teorie strampalate sull’idrogeno e a sua volta produttore di carburanti da olio fritto e acqua marcia. Rimane il fatto che è questo tipo di informazione che ci preoccupa. Una ecoignoranza che produce enormi danni: il comune cittadino non ha, e spesso non può, avere i mezzi per controllare certe affermazioni. Mentre chi si occupa a tempo pieno di ecologia ha, secondo noi, il preciso dovere di controllare le fonti su cui si basa per svolgere il proprio lavoro. Non dovrebbe essere così difficile trovare dei consulenti scientifici validi per avere spiegazioni, persone in grado di convertire materie strettamente tecniche in concetti semplici.
Il problema è che i danni in termini di credibilità finiscono per ripartirsi su tutto il mondo ambientalista, a partire, nel nostro piccolo, dal nostro stesso sito fino ad arrivare a Commissioni internazionali, composte da scienziati indubbiamente autorevoli, come l’Ipcc. Per questo sentiamo spesso ingegneri, professionisti e tecnici di vari settori che lavorano o credono nella protezione dell’ambiente, bollare con malcelato disprezzo il mondo ecologico come “quelli là”, i “verdi” (termine generale che va al di là di movimenti politici specifici), gli “ecologisti”, come se si trattasse di una banda di fanatici, sempre pronti a schierarsi contro qualsiasi cosa sappia di progresso. Un difetto di credibilità difficile da recuperare in tempi brevi ma che si basa su un solo, fondamentale principio: una corretta informazione.
Alberto Balestra
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