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Summit G8 Hokkaido
mercoledì 09 luglio 2008
News Ecomondo
Clima, emissioni dimezzate entro il 2050
Tagliare del 50% le emissioni di anidride carbonica entro la metà del secolo: sarebbe stata questa la decisione più rilevante in tema di cambiamenti climatici presa al vertice del G8 in corso a Hokkaido Toyako in Giappone. L'impegno ambientale coinvolgerebbe non solo gli “otto grandi”, ma anche i Paesi emergenti e i circa 200 che partecipano alle discussioni sul clima dell'Onu.
Peccato che i riferimento temporale e percentuale del documento presentato martedì siano scomparsi nel testo presentato alla riunione con le otto principali economie emergenti (Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa, Indonesia, Corea del sud e Australia). Pare ad opporsi a inserire termini precisi di riferimento sono state Cina e India, preoccupate di non arrestare la loro crescita o, più probabilmente, desiderose di forzare i Paesi del G8 a trasferirgli le conoscenze sulle tecnologie necessarie per tagliare le emissioni. Insomma, non si sono fatti significativi passi avanti rispetto al documento emanato al summit del 2007 in Germania, dove era scritto che i G8 prendevano “seriamente in considerazione” la possibilità di abbattere le emissioni di CO2. Adesso un’eventuale risoluzione politica per la riduzione dei gas serra è rimandata alla Conferenza Onu sul clima di Copenahgen del novembre 2009.

Le proposte dei “grandi”
Se nulla è stato fatto, è comunque interessante valutare la visione dei “grandi” per risolvere i problemi climatici. Il documento di martedì che parlava del taglio del 50% presentava, secondo noi, comunque dei limiti. In primo luogo il vincolo imposto non è soggetto a controlli e sanzioni, il che equivale a renderlo poco efficace. In secondo non prevede scadenze intermedie che possono incentivare la riduzione delle emissioni nel breve periodo. Il rischio è che le iniziative a favore della “low carbon society” siano rimandate a momenti economicamente più propizi. E in tema monetario lascia un po' perplesso la costituzione di tre fondi amministrati dalla Banca Mondiale, il Climate investment fund (Cif), il Clean technology fund (Ctf) e il Strategic climate fund (Scf). A suscitare dubbi non è tanto l'istituzione di fondi, ma la gestione della Banca Mondiale che in passato ha operato decisioni economiche criticate da molti, in particolare dai Paesi in via di sviluppo. Non è particolarmente esaltante anche il mix di iniziative che servono a raggiungere l'obiettivo. Se su innovazione tecnologica, efficienza energetica, riciclaggio e fonti rinnovabili il consenso è unanime, non si può dire altrettanto per nucleare, CCS e biocarburanti, se pur di seconda generazione. E in tema di combustibili, per il momento il vertice G8 ha soltanto pensato di chiedere l'aumento della produzione del petrolio. Apprezzabile, almeno nella teoria, le decisioni di investire nell'educazione ambientale e nella lotta al commercio di legname di frodo, nonché di promuovere un dibattito sulle emissioni di anidride carbonica di aerei e navi. O ancora, di considerare l’intero ciclo di vita dei prodotti adottando i principi delle 3 “R”: Riduci, Riusa, Ricicla. Insomma, si è compiuto un passo fondamentale, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.
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