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WWF – Rapporto G8 Climate Scorecards
lunedì 07 luglio 2008
News Enti e associazioni
Bocciati in clima i Paesi del G8
“I Paesi del G8 non stanno facendo abbastanza nella lotta contro i cambiamenti climatici”. È la conclusione del Rapporto G8 Climate Scorecards effettuato dal WWF, in collaborazione con Allianz, in vista del summit G8 sul clima in calendario a Hokkaido in Giappone dal 7 al 9 luglio.
Lo studio, giunto alla seconda edizione, “boccia” i potenti della terra in base a nove indicatori ambientali, quali “il trend delle emissioni di gas serra dal 1990 a oggi, i progressi fatti per rispettare il protocollo di Kyoto, l’efficienza energetica, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e lo sviluppo del mercato del carbonio”. A conquistare la maglia nera della classifica dei meno ecologici sono due Paesi del Nord America, Stati Uniti e Canada, il cui risultato è ritenuto assolutamente insufficiente per l'ostruzionismo ai provvedimenti verdi promulgati dalle amministrazioni federali. Altrettanto negativo il giudizio sull'altra superpotenza, la Russia, che negli ultimi otto anni è riuscita a perdere il vantaggio delle basse emissioni che aveva con le altre nazioni. Poco meglio sono giudicate Giappone e Italia, ree di aumentare le proprie emissioni (+12% rispetto al 1990 nella nostra Penisola) e di essere ancora lontane dagli obiettivi prefissati da Kyoto nonostante l'adozione di qualche politica pro ambiente. Sul podio, ma comunque non promosse, sono Francia, Germania e Gran Bretagna che hanno emissioni di CO2 stabili, o in calo, ma che potrebbero deliberare provvedimenti più incisivi. A preoccupare il WWF, che chiede un abbattimento delle emissioni del 30% entro il 2030 e dell'80% per il 2050, è soprattutto la tentazione dei Paesi ricchi di sfruttare maggiormente il carbone, “il nemico numero uno del clima”. Altro aspetto negativo è che il lassismo nello sviluppare “nuove e ambiziose politiche sul clima” che influisce negativamente sulla lotta mondiale verso un’economia a basse emissioni di gas serra. In particolare, rappresenta un “cattivo esempio” per le economie emergenti che saranno presenti al G8 (Brasile, Sudafrica, Cina, India e Messico) e dal quale si prevede un sensibile incremento delle emissioni a causa del loro sviluppo economico. A tale proposito i responsabili dell'associazione ambientalista hanno analizzato anche le performance di questi Paesi rilevando “livelli di emissione pro-capite sensibilmente inferiori ai paesi industrializzati”, ma preoccupanti aumenti in termini assoluti. E se le potenze mondiali non incentivano uno sviluppo sostenibile è difficile che lo facciano le nazioni in via di sviluppo.

Gli appelli di Bologna e di Midulla
Una situazione che porta due esponenti nostrani dell'associazione a richiami accorati. “La situazione in cui si muove oggi il negoziato internazionale”, afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, “mostra un quadro di conoscenze sulla situazione climatica peggiore di quello che emerge dall’ultimo rapporto Ipcc, il che richiederebbe un leadership politica e una presa di coscienza senza precedenti. (...) Recenti ricerche pubblicate su 'Nature', che consentono di risalire a fino a 800.000 anni fa nell'analisi delle concentrazioni di biossido di carbonio, confermano che il loro valore non è mai stato superiore a 280 ppm (parti per milione) in tutto questo lungo periodo di tempo, mentre oggi è di 385 ppm con un aumento vertiginoso negli ultimi decenni. La necessità di mantenere una composizione chimica dell'atmosfera al di sotto delle 350 ppm è segnalata dagli scienziati più autorevoli, tra cui il climatologo Jim Hansen, un livello già oggi drammaticamente superato e che ci impone una riduzione significativa delle emissioni di gas serra. Ad oggi gli impegni dell'Unione Europea, i più coraggiosi sin qui intrapresi nello scenario internazionale, vedono una riduzione del 20% entro il 2020, o del 30% se questo target sarà inserito nella trattativa negoziale del “Kyoto plus”. Tentativi che mirano a mantenere la temperatura media della superficie terrestre entro i 2 gradi rispetto alla temperatura pre-industriale. Il mondo ora è a un bivio: prendere la strada dell'azione incisiva contro i cambiamenti climatici si tradurrà in un successo per l'economia. La presidenza giapponese del G8 deve far proseguire i negoziati e raggiungere un accordo su un tema così importante. Non sono tollerabili un nulla di fatto o un accordo debole”.

Ancora più deciso l'appello di Mariagrazia Midulla, responsabile del Programma Clima del WWF Italia. “Il mondo deve puntare a diventare nell'arco di meno di mezzo secolo a zero carbonio: se le economie più forti del pianeta non imprimono una svolta in questo senso oggi, questo obiettivo obbligato costerà molto di più in futuro. Oggi siamo ancora in tempo per evitare il cambiamento del clima più pericoloso e, anche, per trarne enormi vantaggi sul piano economico e della qualità della vita. Le incentivazioni per l'efficienza energetica e la promozione delle rinnovabili sono strumenti di nicchia e non sono inserite in un quadro complessivo per raggiungere obbiettivi di riduzione delle emissioni”.





Le “pagelle” del WWF

Ultimi in classifica gli Stati Uniti: è il massimo emettitore, con le più alte emissioni pro capite ed una tendenza all’aumento. Gli Usa, inoltre, non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e non hanno messo in atto alcuna misura federale concreta per contenere le emissioni nel breve periodo.

Penultimo è il Canada: emissioni pro capite molto alte, una tendenza in costante aumento (di recente rivista al rialzo), molto lontano dal suo obiettivo di Kyoto, obiettivi di riduzione dei gas serra a medio e lungo termine inadeguati. È stato elaborato un piano per contenere le emissioni, ma deve essere ancora attuato. L’obiettivo di Kyoto rimane fuori portata.

Leggermente meglio si classifica la Russia grazie ad una riduzione delle emissioni nei primi anni ’90 e ad un’elevata quota di gas naturale a minore intensità di emissioni di CO2. Dal 1999 però, le emissioni aumentano costantemente e non vi è in atto praticamente alcuna politica per contenerle.

Il Giappone presenta tassi di emissione relativamente bassi (per pro capita, per Pil e per produzione industriale) rispetto alla media dei paesi industrializzati, grazie all’elevata efficienza e all’uso di energia nucleare, che il WWF non considera un’alternativa valida. Le emissioni stanno però aumentando e non esiste alcun programma obbligatorio di riduzione delle emissioni basato su meccanismi di mercato, né vi sono obiettivi nazionali a medio o lungo termine. La mancanza di tali politiche ha provocato una valutazione relativamente bassa per il paese.

Le emissioni dell’Italia aumentano costantemente e sono notevolmente al di sopra degli obiettivi di Kyoto. L’Italia ha avviato alcune politiche di riduzione ancora insufficienti e con risultati non significativi. Tuttavia, come stato membro UE, l’Italia condivide gli obiettivi dell’Unione di riduzione delle emissioni di gas serra per il 2020 nonché gli obiettivi europei in materia di risparmio energetico e rinnovabili. Il Piano nazionale di Allocazione di quote di emissione è modesto e senza un limite alla riserva.

La riduzione di emissioni registrata in Germania dal 1990 al 2000 è dovuta in parte all’unificazione con la Germania Est, ma anche all’attuazione di politiche nazionali efficaci. Da allora le emissioni sono stabili e si prevede un ritardo con l’obiettivo di Kyoto se non verranno messe in atto misure immediate o non saranno acquistati crediti esterni. La Germania ha avuto successo nella promozione di nuove fonti di energia rinnovabile, ma non rinuncia alla produzione di energia elettrica da combustibili fossili, con un’alta quota di carbone e lignite e l’annuncio di nuovi piani di investimenti che renderanno il paese ad alta intensità di carbonio per i prossimi 40 anni. La Germania è in ritardo rispetto all’obiettivo del 40% di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2020. Il settore automobilistico in particolare è politicamente protetto e non indotto a ridurre le emissioni di carbonio.

Il tasso di emissioni in Francia è basso per un paese industrializzato, questo in parte è dovuto al ricorso all’energia nucleare, che il WWF non considera un’alternativa valida. Le emissioni sono state più o meno stabili dal 1990. L’ambizioso obiettivo di lungo termine non trova ancora attualizzazione. La Francia potrebbe introdurre degli standard per apparecchi elettrici e automobili ed avere maggiori ambizioni nel settore dell’elettricità.

La Gran Bretagna ha già conseguito gli obiettivi di Kyoto e ciò è largamente dovuto al recente passaggio dal carbone al gas. Le emissioni tuttavia decrescono più lentamente dal 2000, la quota di carbone è aumentata di nuovo e si prevede che le emissioni aumentino ulteriormente. Il forte dibattito nazionale sul clima ha promosso politiche nazionali innovative, come il Climate Change Bill, che offrono l’opportunità di ridurre significative le emissioni in futuro. Tuttavia si possono ottenere miglioramenti nei trasporti e nell’edilizia non residenziale.

Per approfondimenti
generazioneclima.wwf.it/
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