Ecostudi
Scenari per un futuro sostenibile
Le previsioni della domanda energetica per i prossimi anni è stimata in aumento dalla maggior parte degli analisti. A divergere è solo il tasso di crescita annuo, per alcuni di poco superiore all’1%, per altri eccedente il 2%.
Si tratta di percentuali apparentemente contenute, ma che in realtà fanno raddoppiare la domanda nell’arco di tre decenni. Una tendenza che rischia di mettere in crisi il sistema energetico nazionale in un momento nel quale le riserve fossili sono stimate in calo e il prezzo di petrolio e gas è in forte aumento. Non solo. A entrare in crisi sarebbe la stessa economia nazionale, non supportata da altre fonti di energia, e l’ambiente che deve supportare la probabile crescita delle emissioni di CO2 dovuta alla maggiore produzione di corrente. Ma è davvero così ineluttabile l’incremento della domanda energetica e delle emissioni di anidride carbonica? Dopotutto, negli ultimi anni la tecnologia ha creato strumenti a basso consumo per uso civile e industriale, iniziano a diffondersi le abitazioni eco compatibili e le sorgenti di energia alternativa, come solare ed eolico. A cercare di dare una risposta scientifica al quesito è uno
studio dell’Enea i cui risultati sono stati anticipati da Carlo Manna, responsabile dell’ufficio studi dell’ente, nel corso di
Aria Nuova. La ricerca prende come riferimento la domanda energetica prevista dal modello Markal Italia per il periodo 2000-2050 e propone due scenari alternativi, l’Act e Act+, raggiungibili facendo leva su un mix di interventi a favore di efficienza energetica, uso di fonti rinnovabili e “decarbonizzazione” dell’uso delle fonti fossili. In particolare, la visione dell’Act include “politiche e misure per rendere conveniente l’adozione di tecnologie low-carbon fino a un costo addizionale pari a circa 25 euro/tonnellata di CO2 nel

2020, che salgono a 40 euro/tonnellata dopo il 2030”. Con la Act+ si prevede “uno sfruttamento significativo del potenziale di riduzione dei consumi corrispondente alle opzioni di ‘risparmio energetico’, cioè ottenibile mediante un uso più razionale dell’energia”, che elevano i costi supplementari a 75 euro/tonnellata di CO2 nel 2020 e a 140 euro/tonnellata dopo il 2030. L’esito della prima politica porterebbe a contenere l’incremento della domanda energetica dai circa 170 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) del 2000 ai meno di 200 Mtep di metà secolo. In definitiva, consentirebbe di ridurre del 13% la richiesta di corrente rispetto allo scenario Markal per il 2020 e del 16% per il 2050. Ancora meglio andrebbe per le emissioni di CO2 che subirebbero un calo in assoluto (da circa 450/460 Mt del 2010 a 400 Mt) con un abbattimento del 16% (2020) e del 24% nei confronti del modello Markal. Optando per l’Act+ i risultati sarebbero ancora più ragguardevoli: -18% della domanda energetica e –27% di emissioni di CO2 nel 2020 che diventano rispettivamente –26% e –55% nel 2050. In pratica, il consumo di corrente si riduce nel medio periodo e torna ai livelli del 2000 nel lungo periodo, mentre il rilascio di anidride carbonica viene quasi dimezzato (circa 250 Mt). Ai benefici al sistema energetico e ambientale nazionale si aggiungerebbe quello sulla bolletta degli utenti. Secondo Enea scegliendo la strada dell’Act la spesa per la corrente scenderebbe del 2% circa all’anno fino a un massimo del 10% nel 2050. “Il problema”, ha dichiarato Manna a Monza, “è che per seguire questi orientamenti sono necessarie politiche a lungo termine che, in generale, non sono considerate dalla politica che ha tempi di ritorno più brevi (5 anni, quello della legislatura)”. Naturalmente sono necessari anche forti investimenti in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, anche se l’analisi dell’aspetto economico era, al momento della presentazione, ancora in fase di rifinitura. Sommariamente, si può dire che si possono ottenere buoni risparmi anche con investimenti contenuti e che comunque la maggiore spesa sarebbe riassorbita nel lungo periodo con la minore importazione di petrolio e gas (-5% nel 2030) e con lo sviluppo di alcuni settori industriali, come quello per la progettazione e realizzazione di impianti di energia rinnovabile. Una prospettiva, quindi, che oltre a migliorare ambiente e bilancio energetico creerebbe posti di lavoro e, di conseguenza, economia.