Una location che ha generato le contestazioni degli ambientalisti del Comitato per il Parco Antonio Cederna che l'hanno etichettato come “aria fritta”. A spiegare la posizione degli ecologisti è stata Bianca Montrasio, presidente dell’associazione, in un'intervista apparsa su Il Giorno del 13 giugno: “questi per ottant'anni hanno inquinato il Parco e l'altro ieri hanno scoperto l'ecologia. (...) Quattro giorni in cui non si inquina sono un po' pochi rispetto a 360 giorni all'anno dove fanno l'opposto. (...) Per praticare davvero l'ecologia si deve limitare il numero di gare l'anno e restituire all'uso pubblico e rinaturalizzare le aree non usate, come le sopraelevate e ampie porzioni dei boschi”. A replicare indirettamente è Claudio Viganò, presidente della Sias, che all’inaugurazione dell’evento sostiene che “l’ecologia è cosa troppo importante per farla gestire solo da chi si autoproclama paladino dell’ambiente”.
Tralasciando le polemiche, riteniamo che Aria Nuova è per certi versi una svolta epocale nella lotta all’inquinamento proprio perché segna il cambio di direzione della parte della società che, fino a pochi anni fa, era tra le più restie a mutare i propri comportamenti in nome dell’ambiente. E, come abbiamo già ribadito in occasione di
Mosaicoscienze, riteniamo indispensabile la collaborazione e il dialogo tra tutti i soggetti per affrontare efficacemente il problema della tutela delle risorse naturali.
Oggi l'aria è più pulita, i nemici sono particolato e ozono
A confermare l’interesse per la manifestazione monzese è stato soprattutto il programma di convegni. Tre giorni di dibattito che hanno affrontato diverse tematiche, a cominciare dall’analisi della qualità dell’aria. Aria che negli ultimi anni è migliorata in Italia ed Europa, anche se restano forti preoccupazioni legate a particolato e ozono. Questo, in sintesi, il parere dei due esperti chiamati a parlare di emissioni nocive: Angelo Giudici, direttore settore Aria di Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) Lombardia, e Giorgio Martini del settore Trasporti e Qualità dell'aria della commissione europea JRC (Joint Research Center) di Ispra (VA). La relazione di Giudici ha messo in risalto un paio di questioni non molto note, ma di notevole interesse, riguardanti l'inquinamento da particolato: una notevole responsabilità, almeno in Lombardia, va attribuita alla combustione di legna per riscaldamento, mentre negli autoveicoli più moderni le polveri emesse dallo scarico sono una frazione davvero piccola rispetto a quella prodotta dall'usura di pneumatici e freni. Giudici si è anche, in un certo senso, “lamentato” della normativa europea sull'ozono, che penalizza i Paesi più caldi dove la presenza di questo gas è nettamente favorita per cause naturali. Proprio dei provvedimenti futuri della comunità europea in tema di inquinanti ha parlato Giorgio Martini. Il tecnico del JRC ha confermato il generale miglioramento della qualità dell'aria, salvo appunto per il particolato e l'ozono. Nella sua relazione ha ricordato che nel 2020 nei Paesi comunitari si prevede che le polveri sottili porteranno a una riduzione dell'aspettativa di vita media di 5 mesi, corrispondenti a 272.000 morti premature. Martini si è poi concentrato sull'altro grande “nemico” contro il quale si sta battendo la UE, l'emissione di anidride carbonica, in particolare per quello che riguarda auto e veicoli da trasporto leggero e pesante.

Il futuro sostenibile è possibile
La notizia più confortante emersa da Aria Pura, però, è la conferma che un futuro sostenibile è possibile. Alla continue analisi che stimano un rialzo della domanda di energia nei prossimi decenni (le stime parlano di un incremento annuo di 1,5-2%), si è contrapposto uno
studio scientifico condotto dall'Enea (Ente Nazionale Energie Alternative) che sostiene la possibilità di invertire tale tendenza. Secondo la ricerca che sarà pubblicata il 10 luglio, i cui risultati sono stati anticipati dal responsabile dell’ufficio studi dell’Enea Carlo Manna, è possibile stabilizzare il consumo di elettricità, se non ridurlo, perseguendo adeguate politiche energetiche. Una scelta che, oltre ai vantaggi economici per il bilancio nazionale, consentirebbe di ridurre le emissioni di CO2 e le bollette degli utenti.
Ci salveranno efficienza, tecnologia e rinnovabili
Le soluzioni proposte per invertire la rotta sono innumerevoli. Carlo Manna ne elenca diverse, ponendo però l’accento sull’efficienza energetica che, da sola, potrebbe ridurre la domanda di corrente del 50% circa. A questi vanno aggiunti i risparmi ottenibili con l'adozione di tecnologie innovative, quali la
CCS (Carbon Capture and Storage), e l'incentivazione di fonti di produzione rinnovabili. A illustrare una delle proposte “rinnovabili” di Enea è stato il collega Diego Prischich nella conferenza sul
Progetto Archimede, una centrale solare a concentrazione dai costi di produzione competitivi (circa 10 centesimi di euro al kWh) che apre nuove prospettive sulle risorse della nostra stella. E che l'energia solare abbia un potenziale notevole lo ha confermato un dato evidenziato da Prischich riferito a valori medi di insolazione e alle tecnologie disponibili oggi: da un metro quadro di superficie terrestre si potrebbe ricavare in un anno calore equivalente a circa un barile di petrolio, pari a una pioggia su base annua di 159 mm di “oro nero”. Non a caso, si sta concretizzando un progetto che coinvolgerebbe Unione europea e Nordafrica per realizzare una rete globale di distribuzione di energia solare che in buona parte sarebbe prodotta negli assolati e semidesertici Paesi magrebini.
Un futuro con una miscellanea di fonti
Che il mix di soluzioni sia la strada del futuro è confermato da altri interventi. Piuttosto non c’è accordo su quali soluzioni devono rientrare nella miscellanea energetica futura. Per Giovanni De Santis della Commissione europea per avere energia sicura, economica e rispettosa dell’ambiente il mix di fonti deve comprendere, tra l’altro, rinnovabili, nucleare e CCS. Sul fronte dei trasporti la EU punta su biocarburanti di seconda generazione nel medio periodo (2020) e sull'idrogeno a lungo termine (2050). Ma per ottenere risultati efficaci, spiega De Santis, “è necessario investire nella ricerca e avere una cabina di regia unica sovranazionale che coordini tutti i progetti in corso e gestisca le informazioni”.
Piuttosto conforme con questa visione è Ennio Macchi, direttore del dipartimento energia del Politecnico di Milano. Per lo studioso dell'ateneo milanese “gli unici vettori energetici puliti sono elettricità e idrogeno” che possono essere prodotti con il trittico rinnovabili, nucleare e CCS. “Si tratta di tre modalità di produzione”, sottolinea Macchi, “che presentano problemi, ma al momento la situazione è così critica che dobbiamo perseguire tutte le strade. Almeno fino a quando la ricerca trovi soluzioni che rimuovano i limiti delle diverse fonti facendone vincere una”. La tendenza per il futuro, comunque, è quella di realizzare impianti più complessi che possano generare sia elettricità sia idrogeno (ricavabile dalle tre tipologie di centrali) in modo da destinare la prima alle utenze stanziali e la seconda al trasporto.
Più categorico è Cesare Marchetti, ricercatore dell’Iiasa, che punta dritto al nucleare per la produzione dell'idrogeno. E propone le centrali off shore, cioè dislocate su atolli artificiali, per evitare che eventuali incidenti si ripercuotano sulle popolazioni.
Idrogeno di nuovo protagonista
Come visto, ad Aria Nuova si è tornato a parlare concretamente di idrogeno. Il più fervido sostenitore dell'H2 è Turhan Nejat Vezizoglu, presidente dell'International association hydrogen energy. Secondo l'esperto dell'Università di Miami per sostituire i combustibili fossili (che saranno finiti, dice, nel 2060) ci vuole un combustibile facile da trasportare e stoccare, che sia economico, rinnovabile, non inquinante e indipendente dalle fonti primarie di energia. E la soluzione migliore, più che i biocarburanti, è proprio l'idrogeno in quanto più efficiente, anche se più voluminoso, versatile (oltre che per il trasporto può essere usato per usi industriali e civili) e che emette solo vapore acqueo. E in più non costa neppure tanto, almeno se si considerano i costi esterni. Secondo Vezizoglu il danno provocato dall'inquinamento nel mondo è di 6 trilioni di dollari (37,4% carbone, 42,6% petrolio, 20% Cng). Se inseriamo tali costi nel calcolo economico si ha che l'H2 prodotto dal sole costa 19,23 dollari/GJ (giga joule, unità di misura dell'energia equivalente a circa 278 kWh) contro i 22,11 della produzione fossile e i 27,55 dei carburanti sintetici. Ma quando inizierà l’era dell’idrogeno? Per Vezizoglu il passaggio alla nuova forma di alimentazione sarà progressiva ed è realistico pensare a una sostituzione completa nel 2074. Una data che, in realtà, può variare a seconda degli investimenti destinati alla ricerca.
L’Italia che viaggia ad H2
A dare una visione della versatilità dell'idrogeno è Sergio De Sanctis, direttore ricerca del Gruppo Sapio, società leader in Italia nello sviluppo di soluzioni per l'H2 e che partecipa alla piattaforma europea JTI (Joint Technology Initiative) sull'idrogeno e le fuel cell. Secondo il ricercatore, infatti, l'idrogeno è sfruttabile per diverse funzioni, dal trasporto all'uso civile e industriale. A dimostrarlo sono i diversi progetti al quale partecipa l'azienda lombarda, quali l'autobus a celle a combustibile di Torino, il Daily a fuel cell realizzato in collaborazione con Micro-Vett, il battello alimentato ad H2 prodotto nell'Hydrogen Park di Porto Marghera, il sottomarino per la Marina Militare, i distributori di idrogeno o
Progetto Zero Regio. Ma anche sperimentazioni come la Casa di Brunate, abitazione energeticamente autosufficiente, e i progetti
Idrogeno per Arezzo e Hysy Lab dove si sperimenta la produzione, lo stoccaggio e le applicazioni dell'idrogeno per la cogenerazione di energia elettrica e calore.
Insomma, le prospettive per il futuro sono buone, ma per arrivare a un'industrializzazione dell'idrogeno è necessario investire in ricerca. Inoltre, sarebbe auspicabile prevedere uno snellimento delle pratiche burocratiche per l'avvio dei progetti e una maggiore pianificazione nazionale della ricerca. La maggiore parte degli attuali progetti, infatti, è promossa dalle Regioni che, salvo rare eccezioni come il protocollo di collaborazione firmato nel 2007 tra Lombardia e Piemonte, non hanno collegamenti tra di loro. Insomma, ci vorrebbe un “sistema Paese” dell'idrogeno.
Energie (molto) alternative e trattamento scorie nucleari
Oltre all’idrogeno all’evento monzese sono stati presentati altri progetti insoliti che non ci hanno convinto completamente, ma che riportiamo sommariamente. Martin Cloonan, docente dell'università irlandese Galway-Mayo Institute for Tecnology, ha parlato di chimica “magnecolare” e delle proprietà dei “MagneGas” che il discusso professor Ruggero Maria Santilli sarebbe in grado di creare. Nel giro di 2 o 3 mesi, ha detto, dovrebbe essere possibile confermare o meno l'esistenza di questi nuovi tipi di combustibili. Sempre di Santilli ha parlato il professor Jeremy Dunning-Davies, dell'università di Hull (Inghilterra), secondo il quale varrebbe la pena provare il metodo teorizzato dal fisico italoamericano per convertire le scorie radioattive in plutonio con tempi di “dimezzamento” dell'ordine di mesi invece che di miliardi di anni. Una soluzione forse “troppo bella per essere vera”, ha ammesso Dunning-Davies, come del resto lo sono quasi tutte le “scoperte” di Santilli.

Piccole grandi soluzioni
Più concrete sono apparse le “piccole” soluzioni accennate ad Aria Nuova per migliorare la situazione del pianeta. Sul fronte dell’efficienza energetica nelle abitazioni Ennio Macchi ha ricordato l'efficacia dei microgeneratori domestici a celle a combustibile che potrebbero far ottenere forti risparmi sulla bolletta e abbattere le emissioni. Silvana Di Matteo, una delle responsabili dei progetti innovativi della Regione Lombardia e moderatrice dell'incontro Energia e clima, ha ricordato che le case efficienti costano solo il 2-3% in più di quelle tradizionali e che si deve puntare alla trigenerazione (produzione di elettricità, calore e freddo dalla stessa fonte).
Sul lato dei trasporti, si è sottolineata l’importanza dell’aerodinamica dei veicoli e degli effetti sui consumi di carburante in un incontro con Lorenzo Ramaciotti, responsabile stile del Gruppo Fiat, il professor Giovanni Lombardi dell'Università di Pisa, Enrico Fagone, direttore della rivista Car Design e il designer svizzero Luigi Colani, intervenuto in collegamento telefonico. Enrico Gelpi, presidente di Aci, ha voluto riaffermare che per una mobilità sostenibile sono necessarie non solo auto a basso impatto ambientale e carburanti ecologici, ma anche una cultura dei singoli che gli stimoli comportamenti sostenibili, come la una corretta manutenzione di meccanica e pneumatici o l’adozione di una guida fluida attenta ai consumi.
Ecoauto da vedere e provare
Oltre ai convegni, altre attrattive della manifestazione di Monza sono state l’area espositiva con veicoli a basso impatto ambientale e la possibilità di provarli in pista. La prima, un po’ deludente, è stata dominata soprattutto dai concessionari locali con i loro modelli ecologici. A sollevare un po’ l’interesse sono stati alcuni prototipi, come l’avveniristico autoarticolato dalle eccellenti doti aerodinamiche (Cx 0,38) di Luigi Colani, la Multipla Hygen della Sol e la
Fiat Panda a idrogeno del Centro Ricerche Fiat con il quale abbiamo effettuato alcuni giri in pista.