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N. 12–2008
mercoledì 25 giugno 2008
Editoriale
È anche questione di peso
La scarsa coscienza ecologica degli automobilisti di tutto il mondo (italiani in prima fila) sta cambiando indirizzo. Non perché all’improvviso tutti ci troviamo d’accordo che in un mondo meno inquinato - e non solo dalle automobili - forse si potrebbe vivere meglio. Ma molto più concretamente perché il carburante a 1,50 euro e passa al litro forse aiuta a riflettere meglio d’ogni altro deterrente.
Anche perché, pur non essendo ancora una certezza (ma sembrerebbe solo per gli uomini politici!), lo spettro che questo limite sia solo un punto di partenza destinato a raddoppiarsi - e non fra tanto tempo – è un’ipotesi, per quanto spaventosa, molto realistica!
In questo scenario perciò le ragioni eco…logiche trovano una nuova e precisa cittadinanza nel forzato accostamento con le ragioni eco…nomiche. Da qui tutto un fiorire di iniziative che tradotte per il mondo dell’automobile si riassumono in pochi punti chiave. E come sempre per strategie a breve, a medio ed a lungo termine.
A breve il primo risultato ottenibile è quello di guidare con la testa e non solo con il piede. Perché il primo e più concreto risparmio lo realizza chi sta al volante. E, se proprio non ci riesce, via alle scuole di eco guida, ultima svolta dopo quelle di guida sicura. Poi per stare ai vari programmi di ogni industria automobilistica c’è il cosiddetto downsizing. Ovvero costruire motori molto più piccoli di cilindrata e più risparmiosi, che accanto all’automatico migliorato rapporto con la purezza dell’ambiente, si trascinano dietro pure la riduzione dei consumi. Da questo punto di vista meglio il diesel che il benzina, purché con filtri antiparticolato.
A medio termine incremento delle vetture ibride, così come aumento degli investimenti sui carburanti alternativi: da quelli gassosi, vedi metano o Gpl, a quelli vegetali tipo bioetanolo. Infine a lungo termine, di sicuro non prima della seconda metà del prossimo decennio, rivoluzioni tipo idrogeno, elettrico con fuel cell e via dicendo.
In tutto questo fervore di idee e di programmi, annunciati dalle varie Case con maggiore o minore enfasi, in funzione del fatto che le sollecitazioni provengano dagli uffici tecnici o marketing, si profila una grossa lacuna. La riduzione del peso!
Fin dalla nascita dell’automobile, un secolo e passa fa, la questione dei chili in più da spingere per i primi rudimentali motori a vapore, elettrici o a benzina, si prospettò come fondamentale. E tale è sempre rimasta. Almeno a giudicare dalle vicende della F.1 dove la regola base è: ”Meglio un pilota magro che uno in carne, perché ogni chilo in meno suo sono migliaia di euro risparmiati in ricerca!”.
Trascurato nell’orgia consumistica degli ultimi decenni con il petrolio tra i 4 ed i 14 dollari al barile (del dopo prima crisi energetica dell’inizio degli anni ’70), a favorire eccessi in accessori elettronici e non, servo comandi, protezioni anti rumore, e via dicendo, il problema si ripresenta ora in tutta la sua crudezza.
Sapete, infatti, quale è oggi uno dei primi limiti per una futura auto ad idrogeno? Il fatto che tra serbatoi, batterie ed altri annessi e connessi ci sia una penalizzazione di oltre tre quintali e mezzo rispetto ad un auto tradizionale con motore a benzina. Urge quindi che l’industria dell’automobile si dedichi anche alla ricerca di nuovi materiali, compositi o meno, per ritrovare competitività anche da questo punto di vista. Ma a giudicare da quel che si vede e si sente, per ora davvero in pochi ci hanno fatto mente locale.


Eugenio Zigliotto
 
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