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Mazda
mercoledì 25 giugno 2008
Ecocostruttori
Inizia l'era bioplastica non derivata dagli alimenti
La corsa per la sostituzione del petrolio nel settore automotive non riguarda solo il carburante, ma anche i prodotti da esso derivati quali le plastiche utilizzate per interni, paraurti e altri componenti.
Non è un caso che la maggior parte dei prototipi futuribili visti alle recenti rassegne internazionali prevedano un ampio uso di materiali sostenibili e che molte Case abbiano piani di ricerca in tale direzione. Uno di questi è il Mazda Bioplastic Project, il progetto avviato il 17 giugno 2008 dal marchio giapponese, in collaborazione con l’Università di Hiroshima e il Japan’s National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (Aist), per sviluppare bioplastiche da introdurre nella produzione di serie dal 2013. Uno degli aspetti più interessanti dell'iniziativa, che rientra nella strategia a lungo termine “Sustainable Zoom-Zoom” di Mazda, è che lo studio prevede la realizzazione di bioplastiche da biomasse di cellulosa non derivanti dal cibo, come cascami di piante e scarti di legname. L'intento, come per i biocarburanti di seconda generazione, è di non incidere sui prezzi degli alimenti e di limitare le emissioni di gas serra durante la produzione. Anzi, secondo Mazda il processo dovrebbe essere “carbon neutral”, cioè con un bilancio di emissioni di CO2 prossimo a zero. In pratica il biossido di carbonio rilasciato nell'atmosfera per la decomposizione o l’incenerimento delle piante sarebbe compensato dall'assorbimento di anidride carbonica delle coltivazioni. Tesi che, in realtà, sono contestate da alcuni studiosi che sostengono che il passaggio a sostanze vegetali comporti la riduzione delle aree verdi naturali, e quindi un calo dell'assorbimento di CO2, e delle zone riservate alle coltivazioni alimentari, con conseguente riduzione della produzione che farebbe lievitare le quotazioni dei cibi. In ogni modo, il Bioplastic Project consentirà di definire un processo produttivo per realizzare un polipropilene estremamente versatile da poter essere utilizzato in modo esteso nella costruzione di veicoli.  Il materiale ricavato, infatti, dovrà avere “sufficiente resistenza al calore, robustezza e durata per essere usato nella realizzazione dei paraurti delle vetture e quadri strumenti”. Il tutto con bilanci economici ed ecologici sostenibili. Un obiettivo possibile considerato che Mazda, che collabora con l'Università di Hiroshima dal 2005, ha già creato un tessuto per i sedili vegetale al 100% che è stato impiegato per gli interni della Mazda Premacy Hydrogen RE Hybrid, modello ibrido con motore rotativo a idrogeno che dovrebbe essere commercializzato in leasing in Giappone entro la fine dell'anno.

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