Il futuro è nella nostre mani”. Dieci conferenze che hanno consentito di fare il punto sulle attuali condizioni delle risorse naturali, sulle prospettive per il futuro e sulle scelte che si dovranno operare per la sostenibilità del globo.
Alla scoperta del ciclo climatico
Per comprendere come agire si devono conoscere le ragioni delle evoluzioni del clima. Un punto, per la verità, sul quale il sapere umano è ancora per buona parte incolto. A confermarlo è Franco Prodi, fisico che vanta oltre 200 pubblicazioni scientifiche sul clima e consulente di numerose istituzioni internazionali sull’argomento, quando afferma che “siamo agli albori della climatologia, un po’ nella situazione in cui era la meteorologia agli inizi del secolo scorso”. Sappiamo che a determinare i mutamenti climatici sono cause naturali e antropiche, ma non conosciamo l’esatta rilevanza delle diverse fonti di cambiamento e le reali conseguenze che avranno sull’equilibrio planetario. Non conosciamo l’entità precisa del surriscaldamento del globo, la concentrazione di gas serra che l’atmosfera è in grado di sopportare o le esatte reazioni dell’ecosistema. Una carenza di informazioni che sembra più evidente proprio nel comparto oggetto degli studi del professore emiliano. La complessità del sistema clima “richiederà ancora decine di anni di ricerca per capire con precisione quali sono le influenze delle correnti oceaniche, delle nuvole o degli aerosol atmosferici”.
La tecnologia contro le emissioni
Va meglio nell’ambito delle fonti antropiche, per il quale sono note le origini di emissioni di gas serra e inquinanti e gli effetti sulle risorse naturali, in particolare su aria e acqua. In merito al primo elemento, a fornire utili valutazioni è Alessandro Benassi, direttore del Dipartimento provinciale Arpav di Padova e dell’Osservatorio regionale aria del Veneto, nel suo intervento “Aria pura”. Dai dati rilevati in Veneto, ma praticamente validi per tutta l’area critica della pianura padana, emerge un miglioramento generale della qualità dell’aria. In particolare, a fare ben sperare è l’analisi delle concentrazioni di particolato, in forte calo dalla metà degli anni Novanta. Una discesa dovuta, specifica Benassi, “all’introduzione delle marmitte catalitiche sulle auto e di norme più restrittive per gli impianti industriali”. Un risultato che supporta la tesi del chimico modenese secondo il quale “si dovrebbero evitare facili allarmismi, ma affrontare seriamente un problema serio”. E per farlo sarebbe sufficiente “leggere” con attenzione i dati dei monitoraggi dell’aria e perseguire politiche che incentivino l’uso delle migliori tecnologie fruibili per abbattere le emissioni. “Un ottimo esempio in tale direzione”, specifica Benassi, “è la direttiva Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control) che obbliga i siti industriali aderenti ad adottare le migliori tecniche disponibili per contenere le emissioni tossiche”.
Biocarburanti, un’opportunità da valutare
Nel banco degli imputati per il deterioramento atmosferico, oltre all’industria, sono presenti i trasporti e la produzione energetica. Quali sono le migliori tecnologie disponibili per questi comparti? Per i trasporti, con nostro dispiacere, è mancato a Mosaicoscienze un dibattito specifico sulla mobilità, nonostante la sua rilevanza nell’influire su cambiamenti climatici e qualità dell’aria. Nei diversi interventi, però, ci sono stati accenni alle emissioni dei veicoli. I più rilevanti sono stati quelli di Lorenzo Pinna e Angelo Frascarelli sui biocarburanti. Il primo, divulgatore scientifico e noto per la sua collaborazione con il programma Tv Quark, ha smentito che l’etanolo sia un combustibile a “ciclo zero”, cioè che le emissioni rilasciate dai veicoli sono completamente compensate dall’assorbimento delle coltivazioni per produrle. Anzi, se si tagliano foreste per le colture il saldo della CO2 potrebbe essere addirittura negativo. Inoltre, ha sottolineato Pinna, i biocombustibili sono ancora poco competitivi con i carburanti tradizionali in termini di costi. Più approfondita l’analisi di Angelo Frascarelli, docente di Economia e politica agraria all’Università di Perugia, nel suo intervento “L’agricoltura del III millennio. Come sfamare l’umanità senza distruggere il pianeta”. L’analisi dello studioso, che potete leggere nel dettaglio nell’
articolo dedicato, si concentra sulla relazione tra biocarburanti e aumento del prezzo degli alimenti. In estrema sintesi, Frascarelli ritiene che il bioetanolo sia responsabile solo in parte dell’incremento dei prezzi dei cibi, mentre il vero imputato sarebbe la speculazione finanziaria.
Quanto durerà ancora l’era del petrolio?
Ampio, viceversa, è stato lo spazio dedicato al settore energetico, comparto determinante anche per il futuro della mobilità considerate le prospettive di crescita dei veicoli elettrici o ibridi plug in. Gli interventi di tutti gli analisti di Mosaicoscienze concordano che la domanda di corrente è destinata a crescere e condividono la preoccupazione per l’esaurimento delle fonti tradizionali. Le prospettive, infatti, non sono buone. Il petrolio, a secondo dei vari relatori, potrà durare tra i 30 e i 50 anni, il gas naturale dai 70 ai 200 anni, il carbone dai 150 ai 300 anni. Una serie di numeri che evidenziano l’assoluta incertezza sulle reali riserve effettivamente disponibili, tanto che altri esperti non presenti a Mosaicoscienze, come Samuele Furfari della Commissione Europea settore Energie e trasporti, prevedono tempi molto più lunghi per l’esaurimento, anche perché l’alto prezzo del greggio incentiva una maggiore ricerca di pozzi e affina le tecnologie di estrazione. A prescindere dalle diverse posizioni sulla durata delle fonti fossili, tutti concordano che per il futuro è necessario studiare un mix energetico proveniente da tutte le risorse disponibili.
Le energie del futuro
Le discussioni sull’energia sono state l’occasione per commentare le diverse forme di produzione di corrente. Tralasciando quelle tradizionali, si è ampiamente dibattuto sulle soluzioni “emergenti”, del quale vi forniamo una sintesi delle considerazioni più significati emerse.
Rinnovabili. Sono tutti favorevoli, ma è anche unanime l’opinione che eolico, idrico e solare non sono in grado di soddisfare la futura domanda energetica. Quanto alle biomasse, Frascarelli, sottolinea che il suo uso sottrae terra all’agricoltura e, analogamente ai biocarburanti, entra in conflitto con la produzione alimentare. Altri relatori aggiungono che l’impiego di legname per fare elettricità è doppiamente dannoso: la sua combustione rilascia alte quantità di inquinanti e il taglio dei boschi riduce l’assorbimento di CO2.
Nucleare. Ampio anche il consenso di introdurre nel futuro mix energetico il nucleare, anche se alcuni non si sono sbilanciati sull’opportunità di un ritorno all’atomo veloce o più ponderato. Chi non ha dubbi è Carlo Bernardini, probabilmente il maggiore esperto italiano sull’argomento, che con ottimo tempismo, ha effettuato il proprio intervento il giorno seguente alla dichiarazione del Ministro Scajola di voler ritornare all’atomo con l’attuale legislatura. Convinto sostenitore del nucleare, il fisico leccese non poteva che fare uno spot a favore della fissione, del quale potete leggere un resoconto in
questo articolo. A prescindere dalla condivisione o meno delle opinioni di Bernardini, a rammaricare è stata l’assenza di un contraddittorio che avrebbe consentito ai presenti di avere una visione ampia sulla delicata questione.
La sostenibilità passa anche attraverso agricoltura e acqua
I maggiori pregi della rassegna svoltasi nel territorio delle Colline Moreniche del Garda sono due: aver evidenziato la necessità di considerare più settori per risolvere i problemi ambientali e avere fornito alcuni esempi concreti di un futuro più sostenibile. Sul primo fronte, oltre a quanto già descritto, su sono toccati altre tematiche, tra le quali agricoltura e acqua. In merito alle culture, si è sottolineata la sua rilevanza come ipotetico combustibile del futuro e per nutrire una popolazione mondiale in crescita (si prevede che si passerà dagli attuali 6,5 miliardi ai 9 del 2050). Una considerazione, quest’ultima, che implica un incremento della produzione, anche per il presunto aumento del consumo di carne che richiede coltivazioni extra per alimentare il bestiame. Fattori che potrebbero peggiorare le condizioni climatiche del Pianeta per la riduzione della vegetazione naturale e per la crescita della zootecnia che è più inquinante di quanto normalmente si creda, tanto che qualcuno li considera addirittura più dannosa dell’industria (gli escrementi degli animali rilasciano metano, un gas serra più potente dell’anidride carbonica).
Quanto all’acqua, sta diventando una risorsa sempre meno disponibile per le minori precipitazioni dovute ai cambiamenti climatici, che hanno ridotto anche le riserve naturali (ghiacciai e nevai), e per l’inquinamento provocato dall’attività umana. Una contrazione che avrebbe forti conseguenze anche sulla produzione agricola (e, quindi, di biocombustibili e bioenergia), alimentare ed energetica. Ricordiamo, infatti, che oltre al minore apporto alle centrali idroelettriche, la scarsità d’acqua crea problemi anche agli altri impianti, da quelli termoelettrici a gas naturale a quelli nucleari, che la usano per raffreddare i propri macchinari. Una riduzione della portata dei fiumi, quindi, provocherebbe l’arresto di molte centrali, evento che si è già verificato in passato. Per evitare tali rischi, quindi “è doveroso avere una cultura del risparmio dell’acqua e sfruttare tutte le tecnologie disponibili, come l’irrigazione a goccia, per contenerne i consumi”. Parola di Aronne Armanini, professore ordinario di Idraulica e direttore del Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Trento.
Dalle parole ai fatti
L’altro aspetto positivo riguarda gli esempi concreti per un migliore futuro energetico presentati durante la quattro giorni sulle Colline Moreniche del Garda: la conversione della Centrale termoelettrica del Mincio e il Progetto Cev. La prima ha consentito di incrementare l’efficienza energetica dal 37 al 54% e di generare un drastico taglio delle emissioni. Il secondo, del quale potete leggere il
documento ufficiale dell’intervento a Mosaicoscienze, è un interessante progetto con l’intento all’autosufficienza energetica, nel rispetto dell’ambiente, attraverso diverse strategie, come “1000 impianti fotovoltaici su 1000 tetti di scuole”.
Assenti le scienze umane
Se Mosaicoscienze ha fornito un’ampia panoramica sulle soluzioni tecnologiche per affrontare nel concreto i problemi ambientali, non è stata altrettanto attenta alle scienze umane. Un limite, a nostro avviso, poiché la questione ecologica è così rilevante e difficile da fronteggiare che sarebbe opportuno perseguire tutte le soluzioni che consentono di ridurre l’impatto ambientale. Viceversa, a Mosaicoscienze non si è accennato minimamente a una possibile “decrescita” dei consumi, alla riorganizzazione urbana per rendere meno necessari gli spostamenti con veicoli di persone e merci, all’agricoltura biologica o alla promozione di stili di vita sostenibili. Eppure il dialogo tra i sostenitori della tecnologia e quelli del mutamento comportamentale è, secondo noi, indispensabile per affrontare con successo le sfide del terzo millennio.