Fino a quando l'Onu ha definito i carburanti di origine agricola un crimine contro l'umanità poiché causa diretta della crescita esponenziale dei prezzi alimentari che sta affamando le popolazioni dei Paesi poveri del mondo. Da allora il dibattito sulle effettive responsabilità dei carburanti agricoli e sull'opportunità o meno di diffonderli prosegue alacremente. A cercare di fare un po' di chiarezza è Angelo Frascarelli, docente di Economia e politica agraria all’Università di Perugia, con la conferenza “L’agricoltura del III millennio. Come sfamare l’umanità senza distruggere il pianeta” tenuta in occasione di Mosaicoscienze 2008.
Gli effetti della corsa dei prezzi alimentari
L'analisi di uno dei rappresentanti di
Team Europe, rete di conferenzieri indipendenti coordinata dalla Commissione europea, inizia confermando l'andamento anomalo dei prezzi delle derrate alimentari. In pochi mesi la quotazione del riso è cresciuta da 400 a 1000 dollari la tonnellata; quella del mais ha subito un incremento del 130%, valore simile a quello registrato per altre sementi. Si tratta di impennate mai registrate nella storia che ha ripercussioni drammatiche per l'intera umanità. A soffrirne, sottolinea Frascarelli, “sono soprattutto gli abitanti dei Paesi poveri dove la spesa alimentare pesa per il 70-80% sul reddito disponibile, contro il 16% delle famiglie delle economie avanzate”. Altro effetto negativo generato dal forte rialzo dei prezzi è l'aumento della “migrazioni alimentari”, cioè il trasferimento forzato di intere popolazioni per mancanza di cibo e di mezzi di sostentamento.
Ragioni strutturali dell'andamento dei prezzi
Come spiegare l'anomalo boom dei prezzi? Frascarelli individua tre fattori strutturali.
1. Crescita della popolazione mondiale e, di conseguenza, del consumo di alimenti che fanno salire la domanda provocando un aumento dei prezzi. Ad accentuare l'effetto al rialzo è anche il maggiore benessere raggiunto da una fascia più ampia della popolazione mondiale che, come nel nostro dopoguerra, ha generato un cambiamento di abitudini alimentari. In particolare, è aumentato il consumo di carne con relativa crescita di campi destinati alla coltivazione dei foraggi per gli allevamenti. Un fattore non trascurabile se si pensa che per fare un chilo di carne sono necessari circa 7 chili di prodotti vegetali.
2. Aumento della produzione di biocarburanti per autotrazione ottenuto con coltivazioni alimentari, in particolare mais, che hanno fatto lievitare domanda e quotazioni dei cibi.
3. Incremento dei costi dell’agricoltura, in particolare per la crescita consistente dei prezzi di concimi e fertilizzanti. Un rialzo delle spese che, naturalmente, si è ripercosso sul prezzo finale dei prodotti agricoli.
Questi tre elementi insieme hanno certamente inciso sulla crescita dei prezzi alimentari ma, secondo Frascarelli, non sono i veri responsabili dell’attuale andamento del mercato delle sementi agricole. L'aumento della domanda e dei costi provocati dai tre fattori, infatti, dovrebbero generare un rialzo lento dei prezzi, proporzionale con la crescita della popolazione e della richiesta di biocarburanti. Che di certo in pochi mesi non sono crescite con percentuali superiori al 100%.
Le ragioni contingenti dell'andamento dei prezzi
Accanto ai fattori strutturali, che incidono sui prezzi nel lungo periodo, il docente dell'Università di Perugia individua altri due motivazioni contingenti che influenzano le quotazioni nel breve periodo.
1. Negli ultimi anni la produzione agricola mondiale è in costante calo e ha subito un drastico crollo nel 2007 per colpa della siccità che ha colpito indifferentemente quasi tutti i continenti. Nella sola Australia la produzione di cereali è scesa da 25 a 9 milioni di tonnellate. La conseguenza è che l'offerta mondiale di alimenti è scesa, proprio mentre la domanda era in crescita, causando un balzo delle quotazioni. Ad aggravare ulteriormente la situazione è stata la scelta di molti Paesi produttori agricoli di limitare le esportazioni di derrate alimentari per conservare un livello di riserve adeguato alla necessità della propria popolazione.
2. Nell'ultimo anno le acquisizioni di commodity agricole sono cresciute esponenzialmente. A titolo esemplificativo è sufficiente dire che nel 1998 gli scambi “agricoli” alla Borsa di Chicago, la più importante del settore, ammontavano a 10 miliardi di dollari, mentre nel 2007 è esplosa arrivando a 142 miliardi di dollari.
Sono proprio questi due fattori che, nel parere di Frascarelli, hanno causato il “boom” dei prezzi. In particolare, la speculazione finanziaria sembra la maggiore responsabile della fame nel mondo. L'economista italiano, infatti, spiega i forti investimenti nei prodotti agricoli come un modo facile e veloce utilizzato dalla finanza per recuperare le perdite generate dai famigerati mutui subprime. La forte crescita della domanda provocata dalle motivazioni strutturali e il relativo calo dell'offerta generato dalla riduzione della produzione hanno, infatti, creato un mercato “ideale” dove investire. Certo, Frascarelli non dice che i biocarburanti hanno contribuito a rendete più appetibile l'acquisto dei titoli delle sementi e che le sovvenzioni americane per la produzione di etanolo hanno reso più conveniente “coltivare” carburante piuttosto che cibo. Ma rimane il fatto che, seguendo il ragionamento dello studioso, la speculazione finanziaria ha avuto un ruolo determinante. A giustificare tale tesi sono le stesse affermazioni di Frascarelli: “Sono un liberista convinto, ma sono scandalizzato da quanto accaduto. Si sta giocando sul prezzo degli alimenti senza nessun rispetto delle persone”.
Le scelte da fare
Considerata l'attuale situazione alimentare mondiale, Frascarelli ritiene che al momento è “inopportuno sfruttare i carburanti di derivazione agricola come combustibili per evitare di gravare ulteriormente sulle drammatiche condizioni nel quale si trova un'ampia fetta degli abitanti del globo”. I biocarburanti però, ricorda il docente universitario, hanno caratteristiche positive per fronteggiare la crisi petrolifera e ambientale, pertanto è giusto proseguire nella ricerca. Prima di promuovere fortemente i veicoli a bioetanolo o biodiesel, però, è doveroso avviare una serie di politiche, sia a livello nazionale sia internazionale, che rendano più stabile ed equo il mercato agricolo, anche in previsione dell’ulteriore aumento della popolazione mondiale le cui stime parlano di una crescita dagli attuali 6,5 miliardi a 9 miliardi entro il 2050. E, aggiungiamo noi, sarebbe auspicabile imporre una maggiore regolamentazione al mercato finanziario, almeno sui beni primari come il cibo.