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N. 11–2008
mercoledì 11 giugno 2008
Editoriale
Facile pensare al Titanic
Ricordate il Titanic? Il mega transatlantico inglese che agli albori del secolo scorso s’inabissò durante il viaggio inaugurale, trascinando nel fondo dell’oceano oltre la metà dei suoi passeggeri. Di quell’immane e lontana tragedia il ricordo più vivo - e di cui ancora oggi si parla - nel racconto dei pochi superstiti fu quello del suono dell’orchestra nei saloni di prima classe in occasione di una festa che proseguì imperterrita come se all’esterno non stesse maturando quel po' po' di dramma.
L’immagine di quell’orchestra che suona senza alcun collegamento con la realtà è oggi la più pertinente per descrivere l’atteggiamento dell’industria automobilistica di fronte a problematiche come il rincaro senza freni dei prezzi del petrolio e delle pressanti richieste di nuovi modelli di mobilità collettiva, ma soprattutto individuale.
Noi giornalisti specializzati dell’auto siamo chiamati a un pressoché quotidiano tour de force in giro per il mondo a scoprire nuovi modelli o versioni rinnovate. Testimonianza diretta di come nessuno stia più con le mani in mano ma, al contrario, impieghi ogni risorsa plausibile per mantenere quote di mercato e soprattutto margini di profitto che stanno restringendosi sempre più. A tanto attivismo da parte degli uffici marketing e vendite, non ci sembra però faccia riscontro altrettanto brulicare di idee innovative da parte dei reparti più interessati alla parte tecnica del prodotto.
La benzina – come il gasolio per altro – supera giorno dopo giorno ogni limite immaginabile e possibile, e ben lungi dal fermarsi agli attuali 1,50 euro stando agli analisti ha nel mirino il traguardo dei 3,00 euro. Nelle cosiddette “vecchie lire” qualcosa come 6000 lire al litro! Uno scenario che farebbe presupporre, secondo i normali confini del buon senso, che nel magnificare le doti di una nuova automobile presentata al mercato i vari responsabili vadano diretti ai consumi e a tutti gli accorgimenti che i tecnici hanno ideato per ridurli al massimo.
Invece no! Il motivo clou che secondo loro continua a primeggiare fra le motivazioni d’acquisto è solo la potenza massima e il numero di cavalli ottenibili da un motore. Magari ricorrendo ai turbocompressori, quando non doppi come nel caso recente della nuova Lancia Delta!
Siamo alla comica finale che nonostante i limiti di velocità con la conseguente minor voglia di rischiare la patente nel superarli di slancio, e soprattutto con il traffico sempre più avvolgente, si fa fatica nel corso di una conferenza stampa ad avere la coppia massima e il suo regime di giri. Cioè le doti di ripresa. La sola risorsa concreta rimasta che un’automobile può offrire al suo guidatore per potersi districare in ogni situazione di limite!
Quanto a soluzioni di mobilità alternativa concrete e attuabili, non è un eccesso dire che siamo a zero, virgola zero! Forse perché il pensiero dominante è che quelle sono le automobili da vendere domani o dopodomani, e quindi sono un problema per i responsabili di domani. Quelli di oggi limitano il loro campo operativo a vendere le automobili, secondo loro, di attualità, ma già di ieri, secondo noi!


Eugenio Zigliotto






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