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mercoledì 04 giugno 2008
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Biocarburanti: urgente passare alla seconda generazione
Il biocarburante va bene, ma deve essere prodotto in modo sostenibile. Urge quindi passare a una seconda generazione, con metodi di produzione più efficienti e minor impatto sul mercato dei cibi, dell'agricoltura e con consumi di energia inferiori per la produzione.
Consumi che, ricordiamo, secondo alcuni possono essere addirittura superiori all'energia contenuta nei carburanti stessi. Questi in sintesi i risultati del workshop dell'Aci sui biocarburanti svoltosi a Roma il 27 febbraio 2008. La giornata è servita a fare il punto sulla situazione attuale di produzione e uso di biocarburanti con l'Italia al terzo posto europeo nella produzione e al sesto posto per l'uso. Dati che, però, si riferiscono quasi interamente al biodiesel. Anche l'obiettivo a livello europeo di arrivare al 10% di biocarburanti sul totale dei combustibili per autotrazione, è stato riferito, appare ben difficilmente raggiungibile. È stato anche messo in dubbio il senso di uno “stravolgimento” agricolo su scala mondiale per ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli che costituiscono, secondo l'Aci, l'11,5% dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo e lo 0,4% di quella immessa nell'atmosfera includendo i processi naturali. Potrebbe essere più conveniente investire in altri settori ad alte emissioni di CO2 come la produzione di elettricità (25% de totale “umano”) o il riscaldamento domestico (23%). I biocarburanti di seconda generazione, ricavati da paglia, legno o piante intere, potrebbero però rivelarsi vantaggiosi anche dal punto di vista economico oltre che ambientale. Il workshop dell'Aci rientrava nella campagna mondiale di sensibilizzazione “ Make Cars Green” (Rendete verdi le auto) lanciata dalla Fia, Federazione Mondiale dell'Automobile.
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