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Solare
venerdì 30 maggio 2008
Ecoenergia
Stati Uniti, il Paese del sole?
Il 70% dell’energia necessaria all’intera nazione fornito dal sole entro il 2050, con un costo di produzione che scenderà fino a 6 centesimi di dollaro (4 eurocent) al kWh. Tutto questo potrebbe accadere negli Usa, notoriamente “spendaccione” in termini energetici e di consumo di idrocarburi.
Un Paese che finora ha sempre snobbato le preoccupazioni del resto del mondo per i cambiamenti climatici tanto da non sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Va detto subito che al momento è solo uno studio di fattibilità; però il trio di esperti in fonti rinnovabili (Ken Zweibel, James Mason e Vasilis Fthenakis) che l’ha presentato ha previsto in dettaglio ogni aspetto di una simile rivoluzione, inclusi i costi a carico del governo centrale. Una proposta quindi solida e concreta indirizzata alle prossime amministrazioni americane, che potrebbero anche desiderare realmente di ridurre la dipendenza del Paese dal petrolio. Fa impressione la cifra totale di investimenti prevista, per quanto diluita nei decenni: 420 miliardi di dollari. È previsto un piano iniziale di incentivi ma, secondo gli estensori del piano, già dal 2020 gli investitori in tecnologie solari inizierebbero ad avere un ritorno economico al netto di sovvenzioni.

3.500 GigaWatt in 120.000 kmq di deserto
Il progetto va un po’ controcorrente rispetto al resto del mondo in termini di impianti solari di grandi potenza. Prevede infatti un massiccio uso di pannelli fotovoltaici per produrre la maggior parte dei 3.500 GigaWatt previsti. Le promettenti centrali a concentrazione, come quelle ideate dal Nobel Carlo Rubbia realizzate in Spagna e un progetto ancora più avanzato del consorzio italiano Solare XXI, contribuirebbero “solo” con 560 GW, pari al 16% del totale, pur richiedendo, almeno oggi, investimenti nettamente inferiori a parità di energia prodotta. Il problema dello spazio, almeno negli Stati Uniti, non si pone: i tre esperti hanno calcolato che ci sono almeno 650.000 kmq di terreno desertico e inadatto all’agricoltura e il loro progetto richiede “solo” 120.000 kmq, pari al 40% della superficie dell’Italia. Si tratterebbe di fatto di un unico, colossale insediamento nel Sud Ovest collegato a raggiera alle utenze di tutto il Paese utilizzando 800.000 km di cavi. Il piano prevede anche una soluzione originale per produrre energia anche di notte. L’eccesso prodotto durante il giorno sarebbe destinato a pompare aria, comprimendola, in grandi cavità, come miniere abbandonate o grotte. Di notte, basterebbe aprire… il tappo e sfruttare il flusso d’aria in uscita tramite turbine.
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