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Asstra/Isfort – V Rapporto sulla mobilità urbana in Italia
venerdì 23 maggio 2008
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Mobilità in crescita, trasporto pubblico in ritardo
Dopo Pendolaria di Legambiente e Pendolari d'Italia del Censis, arriva un altro studio sul trasporto collettivo. Si tratta del V Rapporto sulla mobilità urbana in Italia di Asstra, l'Associazione delle società ed enti del trasporto pubblico locale, realizzato per buona parte con i dati forniti dall'Osservatorio Audimob di Isfort, l'Istituto superiore e ricerca per i trasporti.
Una ricerca complessa e approfondita che, insieme a quelle citate, può fornire dettagliate informazioni ai diversi livelli di amministrazione per ottimizzare il sistema dei trasporti.

Il “pubblico” vale solo l’11,5%
Nel 2007 soltanto l’11,5% delle persone ha scelto il trasporto pubblico come propria mobilità motorizzata, mentre l’81% a preferito l’auto e il 7,6% lo scooter o la moto. Percentuali che descrivono bene la situazione insoddisfacente del trasporto collettivo nel nostro Paese. A preoccupare è soprattutto la situazione nei Comuni con meno di 100.000 abitanti, dove gli autobus coprono il 3,9% della domanda di spostamento, contro il 22,4% delle località oltre la soglia “centomila” e il 27,7% delle grandi città. Un valore, quest’ultimo, che non è consolante se si considera che il 71% preferisce i mezzi personali, a quattro (60,4%) o due ruote (10,6%). Per comprendere l’arretratezza dell’Italia è sufficiente un confronto con l’Europa. I mezzi collettivi rappresentano il 64% della mobilità motorizzata nell’area metropolitana di Helsinki, il 63,6% a Parigi, il 63,5% a Madrid e il 59,1% a Barcellona. A Milano e Roma tali valori sono rispettivamente del 47 e del 32,4%.
Non va meglio quanto a mobilità ecologica, cioè i tragitti fatti a piedi o in bicicletta. Nel Paese del sole, le due modalità di spostamento sono scelte dal 32,5% delle persone, ma solo dal 20% dei milanesi e dal 24,7% dei romani (dati riferiti all’area metropolitana). Si cammina, e si pedala, di più a Madrid (31,2%), Parigi (35,2%), Berlino (37%), Barcellona (38,7%) o Amsterdam (44,4%). Nella città olandese la percentuale sale addirittura al 66% (40 a piedi e 26 in bici) in città.
Scarno, nonostante il “boom” registrato nel 2007, anche il dato sull’intermodalità (combinazione di più mezzi di trasporto): 2,2% del totale degli spostamenti invece del 1,3 del 2006. In questo caso, il raffronto con il Continente è vano per l’assenza del dato numerico degli altri Paesi.

Le carenze strutturali allontano i passeggeri
Ma perché gli italiani sembrano snobbare il trasporto collettivo? L’indagine di Asstra punta il dito contro le carenze strutturali. Le motivazioni più gettonate da coloro che non usano autobus, tram o metropolitana sono la scarsa “accessibilità/comodità” (citata dal 70,5% degli intervistati) e l’elevato tempo dei trasferimenti (42,5%). Meno rilevanti le ragioni legate alla carenza di disponibilità (17,1%) e alla “preferenza” generica verso l’auto (8%). Trascurabili i temi legati alla qualità (4,8%), come affollamento, sporcizia e sicurezza, e al costo (1,8%).
Altro aspetto interessante che emerge dall'indagine Isfort è relativa all'informazione: il 33,7% degli intervistati dichiara di non conoscere orari e percorsi dei mezzi pubblici alternativi allo spostamento effettuato in auto. A questi si devono aggiungere il 16,7 che sa i percorsi, ma non gli orari. In pratica, meno della metà degli intervistati è consapevole dell'offerta complessiva del trasporto collettivo.

Bocciati autobus e tram, promossa la metro
Il grado di soddisfazione di chi usa i mezzi pubblici varia secondo il vettore utilizzato. Il treno prende una sufficienza rotonda (il voto medio è 6), la metropolitano è promossa (7,23), mentre autobus e tram sono bocciati (5,96). Un giudizio, quest’ultimo, preoccupante poiché l’ultima insufficienza risaliva al 2003. Le ragioni dell’inversione di tendenza del giudizio sono da imputare, secondo Asstra, a tre ipotesi tra loro combinate:
1. La velocità media del trasporto pubblico è scesa da 15,3 a 14,1 km/h (12,4 nei centri maggiori), mentre quella dei mezzi privati è salita da 24,5 a 25,3 km/h.
2. I miglioramenti in corso su flotte (rinnovo parco, aria condizionata, ecc.) e servizi (informazione, innovazione tecnologiche nella bigliettazione, ecc.) sono troppo graduali. Fattore che ha l’effetto boomerang di creare aspettative agli utenti che poi vengono deluse.
3. Disaffezione dei cittadini per la “cosa pubblica” in generale. “L’autobus in particolare è l’emblema dei problemi di affollamento e congestione vissuti ogni giorno in città ed incarna nell’immaginario collettivo un pezzo di quel “sistema pubblico” così fortemente osteggiato e contestato dalla grande ondata dell’”antipolitica” che ha caratterizzato in modo nettissimo il clima sociale dell’intero 2007”.

Puntare su un “altro” modello di mobilità urbana
L’approfondita analisi Asstra/Isfort valuta anche l’andamento nel corso degli anni dei vari parametri, evidenziando miglioramenti e, soprattutto, peggioramenti del servizio. Nell’insieme, però, l’associazione rileva una sostanziale stabilità dei numeri di riferimento tra la fotografia scattata nel 2002 e quella riproposta nel 2007. “La verità”, scrive l’Asstra, “è che non si scorgono progressi tangibili verso un “altro” modello di mobilità urbana, meno congestionato e ambientalmente più sostenibile, anzi vanno difesi alcuni punti di forza che nel corso dell’ultimo anno, o degli ultimi due anni, iniziano in parte a scricchiolare: il peso significativo della mobilità ecologica, la crescita dell’intermodalità e dei vettori su rotaia, la domanda di mobilità sostenibile dei cittadini (declinata soprattutto come rafforzamento del servizio pubblico), il consenso raccolto dai mezzi di trasporto rapido di massa (metropolitana). Per il resto c’è molto da lavorare. Il servizio pubblico di trasporto nelle nostre città “fa fatica”, su tanti versanti. Semplificando all’osso: si muove troppo lentamente nel traffico, di conseguenza le aziende perdono clienti e produttività, di conseguenza perdono denaro. E non hanno molte leve per migliorare la situazione, anzi la pressione di alcune voci di costo non controllabili (carburanti, assicurazioni) erode gli spazi residui di investimento”.
Un quadro che contrasta con gli sforzi di enti locali e aziende di trasporto per avere città meno inquinate e trafficate. Una constatazione che richiede di “capire cosa non funziona nelle strategie di intervento nel settore”. All’attenzione agli aspetti “strutturali” si devono aggiungere quelli “dell’organizzazione della mobilità urbana, a partire da una migliore fruizione degli spazi per chi sceglie di muoversi con un sistema alternativo al mezzo privato”. Si deve puntare ad “armonizzare la convivenza tra i diversi sistemi di spostamento migliorando l’offerta di infrastrutture, mezzi e servizi: autobus confortevoli e rapidi, sedi protette per le biciclette, marciapiedi comodi e arredi urbani per stimolare la camminata, strade ben mantenute per ridurre il rischio di incidenti, chiare e diffuse segnaletiche orizzontali e verticali per favorire la guida dei veicoli privati”. E per questo “è indispensabile rivedere profondamente la strategia della convivenza tra i diversi sistemi di mobilità nelle città, con un’azione su tre fronti principali” che riportiamo integralmente insieme alla conclusione del Rapporto:
1. La redistribuzione dello spazio urbano per assicurare maggiori opportunità di scelta in particolare alle soluzioni di mobilità non motorizzata, attraverso la diffusione delle misure di mitigazione della velocità, l’estensione degli spazi dedicati a pedoni e ciclisti (verde urbano, isole pedonali, piste ciclabili), la promozione di zone della città a basso impatto veicolare (quartieri car free, come nell’esperienza tedesca, olandese e inglese):
2. Il rafforzamento, nel numero e nel profilo, delle regole che disciplinano la guida dei veicoli privati e delle relative sanzioni;
3. Il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e controllo (law enforcement) per assicurare la repressione delle infrazioni alla legge.
La ricerca di un nuovo equilibrio produrrebbe una riarticolazione degli spazi urbani e dell’organizzazione del trasporto ad evidente beneficio della mobilità ecologica e di quella collettiva, senza ledere i diritti del trasporto individuale. A suggello di una politica urbana così orientata si può infine immaginare di promuovere uno statuto dei diritti e dei doveri di chi si muove in città (non solo i diritti degli utenti del trasporto pubblico, come proposto nel Libro verde europeo sul trasporto urbano), con l’obiettivo di dare trasparenza e legittimazione ad una fase nuova di definizione delle responsabilità (doveri), accanto alle libertà e ai diritti, in particolare per quanti oggi, in assenza di una cultura rigorosa della disciplina stradale, esercitano la prerogativa di circolare con il proprio veicolo da una posizione di forza, senza dover riconoscere il principio di “pari opportunità”  a chi sceglie una diversa soluzione di trasporto.

Per approfondimenti
www.asstra.it
www.isfort.it
Il Rapporto completo si può scaricare qui
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