Una situazione critica che i responsabili di Torino sono riusciti a trasformare in opportunità: rilanciare il marchio proprio con una delle vetture più simboliche della sua era moderna. Una sfida riuscita considerato che la nuova Panda è seconda nelle classifiche di consegne nazionali e tra le prime city car vendute in Europa. Un successo che diventa ancora più significativo per la presenza in gamma di una versione a basso impatto ambientale, la Natural Power. Variante che va a completare l’offerta bi fuel metano-benzina, costituita da Punto, Doblò e Multipla, della Casa italiana.
Mini Suv simpatica e maneggevole
Derivata dalla versione a trazione integrale, la Natural Power mantiene gli ingombri compatti (è lunga 3,54 metri e larga 1,58) della monofuel, ma cresce in altezza (1,58 metri) accentuandone l’estetica da mini Suv. Il design conserva parte dell’area sbarazzina che ha contribuito al successo dell’antenata, ma in chiave moderna. Il risultato finale è piacevole e, soprattutto, efficace. Le dimensioni ridotte la rendono adatta per muoversi in città, districarsi tra le strette vie dei centri storici e per scovare un parcheggio, impresa sempre più difficile che dovrebbe fare meditare sull’attuale stato della mobilità urbana italiana. A incrementare i pregi cittadini sono il servosterzo Dualdrive, leggerissimo in manovra, e l’elevata maneggevolezza. Da apprezzare anche l'assetto con ammortizzatori che garantiscono un buon assorbimento delle asperità e schema delle sospensioni a ruote indipendenti, tipo McPherson con barra stabilizzatrice nell'anteriore e con bracci longitudinali nel posteriore, che assicurano adeguata tenuta di strada.
Bombole nascoste e versatilità immutata
L’accesso all’abitacolo è favorito dalla presenza delle 5 porte e dalla seduta alta rispetto alla concorrenza. Quest’ultima consente anche di avere una buona visibilità e di mantenere una posizione comoda, fattore favorito anche dalla leva del cambio corta situato sopra la consolle centrale in stile monovolume. Efficace anche la dislocazione dei comandi, sempre a portata di mano. Lo spazio a disposizione dei passeggeri è buono, in particolare per quelli anteriori. Dietro si sta comodi in due (per la Natural Power non è disponibile l’optional “5 posti”), anche se lo spazio per le gambe è un po’ limitato per passeggeri alti.
Il bagagliaio ha una capacità minima di 190 litri (16 in meno della versione benzina), un valore in media con le migliori rivali e che consente di riporre poco più che la spesa. In compenso, abbattendo i sedili posteriori si può ottenere un vano di 840 litri. Il merito è della scelta dei tecnici torinesi di adottare la scocca della versione 4x4 e inserire negli spazi lasciati liberi dalla trazione integrale i due serbatoio di metano con capacità complessiva di 72 litri. Una soluzione che, al contrario di quanto avviene sulla Punto bi fuel, lascia invariata la versatilità della Panda rispetto alla variante monofuel. Manca la ruota di scorta, sostituita da un kit di riparazione rapida del pneumatico.
Motore pigro ma collaudato
Il motore è il 1.2 8V da 44 kW/60 cv, unità collaudata ma non proprio eccelsa per modernità, sia rispetto ad altri propulsori Fiat (come il 1.4 16V della 500) sia nei confronti di alcune rivali, quali il “mille” di Toyota. Certo la Natural Power non è fatta certo per correre, ma l’adozione di un’unità più moderna avrebbe consentito maggiore scatto, alla luce anche del peso di ben 190 kg superiore rispetto alla monofuel e, soprattutto, un livello di emissioni più contenuto. In ogni caso, l’elasticità di marcia è discreta (la coppia massima è di 102 Nm a 2500 giri/minuto), la velocità massima (148 km/h) e l’accelerazione 0-100 km/h (17” netti) in linea con le esigenze dell’auto. Valori che subiscono un consistente calo con l’alimentazione a metano. La potenza scende a 38 kW/52 cv e la coppia a 88 Nm a 3000 g/m, riducendo la velocità raggiungibile a 140 km/h e prolungando di 2” il tempo dello scatto.
Il metano abbatte emissioni e inquinanti
La scelta di un motore 8 valvole si ripercuote sui consumi. In media la Panda richiede 6,2 litri di benzina per fare 100 km, dato superiore a molte rivali che si attestano sui 5,5 l/100 km e che fa salire le emissioni di CO2 a 146 grammi/km, 13 in più della versione monofuel con medesima motorizzazione. Per fortuna, le proprietà del metano abbattono, nonostante il naturale aumento dei consumi (4,8 kg/100 km), del 22% il rilascio di anidride carbonica fermando le rilevazioni a 114 g/km. Un valore interessante se si considera che il gas naturale elimina dallo scarico diversi inquinanti, come gli idrocarburi aromatici. Per essere pignoli, va detto che il risparmio di CO2 effettivo è del 14,3%: la riduzione, infatti, va misurato rispetto alla 1.2 a benzina che rilascia 133 grammi/km.
Si va piano, ma si va lontano
Le prestazioni, in particolare in tema di ripresa e accelerazione a metano, non sono eccelse. Limite, in realtà, poco significativo considerato che la Natural Power è studiata per circolare nei centri urbani o per spostamenti di medio raggio dove le prestazioni sono relativamente poco importanti. Inoltre, la perdita di potenza dell'impianto sequenziale fasato di Fiat è in linea con i cali registrati da altri impianti a metano. Più rilevante è il dato dell'autonomia. Il serbatoio della benzina, poco più piccolo rispetto alla versione monofuel, garantisce quasi 500 km senza sosta, al quale se ne aggiungono altri 270 a gas naturale. Valore ufficiale che sembra verosimile: su percorsi misti urbano/extraurbano le nostre percorrenze sono state in media di 250 km con un pieno.
Un pieno con meno di 10 euro
Il voto più alto la “eco” Panda lo prende per i costi di gestione. Il pieno costa circa 10 euro e la spesa chilometrica è intorno ai 3,3 centesimi di euro, meno della metà della 1.2 a benzina (7,7 eurocent) e comunque inferiore a quello della 1.3 Multijet (5,5 eurocent). Per la verità, guidando in maniera estremamente prudente su strade scorrevoli siamo riusciti a consumare ancora meno: poco più di 3 euro per 120 km! La nota dolente arriva dal prezzo di acquisto. La Dynamic costa 13.710 euro (la versione provata molto di più per gli innumerevoli optional presenti), 3550 in più della 1.2 monofuel. Un surplus che consideriamo eccessivo: in media una trasformazione a metano richiede una spesa di circa 2700-2800 euro, importo che include i margini di guadagno del produttore dell'impianto, del commerciale e dell'installatore. Certo, la Panda ha un'architettura unica con serbatoio sotto il telaio e il pianale rinforzato della 4x4, ma il sospetto è che la presenza degli incentivi statali abbia fatto “lievitare” il listino.
Molti optional “obbligatori”
Ad alzare realmente il prezzo d’acquisto sono gli optional. La Dynamic, pur essendo il terzo livello di allestimento della Panda (ma il primo della Natura Power), ha una dotazione non in linea con le richieste del mercato. Nonostante la presenza di Abs, airbag e alzacristalli elettrici anteriori, chiusura centralizzata e paraurti in tinta, mancano dispositivi “obbligatori” come sedile posteriore sdoppiato (160 euro), radio (da 160 a 460 euro) e climatizzatore manuale (760 euro). Per risparmiare si può scegliere il pacchetto Class che, per 870 euro, include telecomando per chiusura centralizzata, maniglia attiva sul portellone, barre portatutto, fasce paracolpi laterali, fendinebbia, specchio di cortesia lato guidatore e climatizzatore manuale.
Vince la sfida ambientale ed economica
Se per ecologia la Natural Power non ha rivali con le sorelle 1.2 benzina (133 g/100 km di CO2) e 1.3 Multijet con Dpf a gasolio (114 g/100 km, ma con emissioni superiori di altri inquinanti), più interessante è la sfida economica. Per valutarla nel concreto abbiamo chiesto tre preventivi a una concessionaria per le corrispettive versioni Dynamic, aggiungendo il pacchetto Class, la radio con CD (300 euro) e la vernice metallizzata e specificando che volevamo rottamare un modello Euro 0. Il prezzo totale delle tre varianti è risultato di 15.220 euro per la Natural, di 11.670 per la benzina e di 14.270 per la diesel. Con l'incentivo per il metano (solo Natural Power), quello per la rottamazione e gli sconti previsti da Fiat e dalla concessionaria siamo arrivati rispettivamente a 12.100, 10.500 e 12.900 euro. Risultati che eliminano dalla scelta la versione a gasolio (più cara e con spese per il carburante superiori) e limitano la differenza tra “bi” e “mono” fuel a 1600 euro, importo che si recupera in circa 35.000 km. Decisamente poco!
SCHEDA TECNICA
Motore
Cilindrata (cc): 1242
Emissioni (g/km CO2): 146 (B), 114 (M)
Potenza (kW/cv - giri/min): 44/60 (B), 38/52 (M) – 5000
Coppia (Nm - giri/min): 102 – 2500 (B), 88 – 3000 (M)
Meccanica
Trasmissione: meccanica a 5 velocità
Trazione: anteriore
Prestazioni
Velocità massima (km/h): 148 (B), 140 (M)
Accelerazione (0-100 km/h): 17,0” (B), 19,0” (M)
Consumo medio (l/100 km): 6,2 (B), 4,8 (M, kg/100 km)
Autonomia (km): 750 (480 B + 270 M)
Dimensioni e massa
Lunghezza (cm): 353,8
Larghezza (cm): 157,8
Altezza (cm): 157,6
Passo (cm): 230,5
Peso (kg): 1050
Serbatoio benzina: 30 litri
Serbatoio metano: 72 litri (13,1 kg)
Posti: 4
Bagagliaio (min-max in litri): 190 - 840
Prezzo (euro):
13.710
Sito:
www.fiat.com
EcoPagella
Normativa UE emissioni Euro da 1 a 6



CO2 totale (g/km) – da 1 a 6



CO2 per passeggero (g/km) da 1 a 3

Emissioni allo scarico (carburante) da 1 a 5



Massa totale (kg) da 1 a 5


Massa per passeggero (kg) da 1 a 3

Aerodinamica (Cx) – da 1 a 4

Efficienza energetica motore da 1 a 3
Riciclabilità – da 1 a 5




Certificazioni - da 1 a 6


Valutazione complessiva
30 su 46 quadrifogli