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Auto elettrica: in Israele si fa sul serio
L'auto elettrica come veicolo di massa? In Israele ci stanno provando, in collaborazione con il Gruppo Renault-Nissan. Il
Project Better Place (Progetto “un posto migliore”), avviato nell'ottobre 2007 e presentato in dettaglio il 21 gennaio scorso, fa impallidire tutto quanto finora è stato studiato per la promozione dei veicoli elettrici.
Si tratta, di fatto, di un progetto privato, guidato dal manager Shai Agassi, supportato dal governo israeliano. Prevede, con le prime installazioni funzionanti nel 2010, una rete capillare di distribuzione con ben 500.000 punti di ricarica in tutto il Paese e la creazione di punti di sostituzione rapida dell'intero pacco batterie. Nel 2011 Renault inizierà la commercializzazione di un'auto elettrica con “le prestazioni di un 1.6 a benzina”, velocità massima autolimitata a 110 km/h – massimo limite di velocità in Israele – e autonomia di circa 160 km. Le batterie al litio-ioni saranno fornite dalla joint-venture tra Nissan (strettamente legata a Renault) e Nec.
Batterie ed energia elettrica si pagheranno come il traffico telefonico
L'utente, secondo l'innovativo piano commerciale di Better Place, sarà proprietario della sola autovettura: per le batterie e la ricarica si pagherà un abbonamento in base ai km percorsi sul tipo di quello dei gestori di telefonia mobile. In questo modo l'ingente investimento iniziale per l'acquisto delle batterie, uno dei principali ostacoli oggi per l'utente di auto elettriche, dovrebbe essere superato. Un ulteriore aiuto verrà dagli incentivi per l'auto elettrica previsti, fino al 2019, dal Governo israeliano. In totale, secondo i

promotori del progetto, l'auto elettrica finirà per essere più conveniente, quanto a costi totali, di un'auto a benzina o a gasolio. L'amministratore delegato di Renault-Nissan, Carlos Ghosn, ha dichiarato che l'auto elettrica della Casa francese costerà “al massimo” come un'auto a benzina. Non c'è ragione di non credergli, dato che il costo delle batterie non viene considerato e un motore elettrico con i relativi sistemi di gestione presumibilmente costa meno di un gruppo motore-cambio tradizionale. Ghosn ha anche annunciato che le elettriche Renault godranno di garanzia a vita, presumiamo in cambio di un assistenza periodica presso le concessionarie. Renault sta anche sviluppando un'altra idea alla base del piano di Agassi: la possibilità di sostituzione rapida dell'intero pacco batterie per rendere l'elettrica funzionale come un'auto tradizionale. Ancora non è chiaro quanto l'innovativo mercato di batterie ed energia elettrica sarà aperto a produttori di auto elettriche diversi dal gruppo franco-giapponese; pensiamo ad esempio a Mitsubishi che dovrebbe debuttare già nel 2009 con un'elettrica da vendere in grandi numeri. Agassi, comunque, afferma di aver attivato contatti con cinque grandi costruttori, forse anche in vista della realizzazione di uno standard internazionale di batterie per semplificare la procedura di sostituzione rapida.
Perché proprio Israele?
Al di là della nazionalità di Agassi, Israele è stato considerato un Paese particolarmente adatto al “decollo” dell'auto elettrica per diversi buoni motivi: il 90% degli automobilisti percorrono meno di 70 km al giorno; il prezzo alla pompa dei carburanti è molto elevato; molti Paesi produttori di petrolio sono nemici politici dello Stato ebraico; l'energia elettrica viene prodotta da varie fonti con limitata produzione di CO2, come nucleare o fonti rinnovabili, un settore nel quale Israele è tra i Paesi tecnologicamente più avanzati al mondo.
Shai Agassi e i suoi compagni di viaggio

Project Better Place, come detto, nasce da un'idea di Shai Agassi, manager di altissimo livello nel settore software, con una carriera sviluppatasi tra il suo Paese d'origine (Israele), la californiana Silicon Valley e la Germania. Deluso per la mancata nomina ad amministratore delegato, ha lasciato il suo incarico presso il colosso tedesco del software Sap AG e ha deciso di lanciarsi nell'auto elettrica. Settore che, secondo lui, non è mai decollato perché nessuno si è impegnato abbastanza sul vero problema, quello delle infrastrutture e della rete distributiva. L'iniziativa appena descritta è la prima attuazione concreta della sua idea. Agassi ha raccolto i 200 milioni di dollari necessari alla prima fase del piano presso vari investitori. Va notato che circa la metà dell'investimento è stata effettuata da Idan Ofer, la cui famiglia controlla la maggior parte dell'industria della raffinazione del petrolio in Israele. Altri compagni di ventura – o di sventura, secondo gli analisti più scettici – Agassi li ha trovati nello stesso presidente di Renault-Nissan, Carlos Ghosn, e nelle cariche più alte del Governo israeliano: dal presidente Shimon Peres al primo ministro Ehud Olmert.