Opinioni
Energia pulita per la mobilità sostenibile di domani
Batterie ad alta capacità, nano tecnologie, sistemi di ricarica rapida, motori elettrici di nuova concezione: il comparto della trazione elettrica sta vivendo una vera e propria rivoluzione. Un mutamento radicale che rende l’auto con la “scossa” sempre più una realtà concreta.
A confermarlo è l’annuncio del debutto di modelli inediti, come la
Pininfarina-Bollorè e la
Mitsubishi i-Miev, entro la fine del decennio in corso. Esemplari che promettono autonomie e prestazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli spostamenti urbani e, soprattutto, una modalità di ricarica rapida degli accumulatori. A progetti simili stanno lavorando altri costruttori, dalla giapponese Nissan ai tedeschi della Smart fino all’italiana Fiat che, insieme ai suoi partner tecnologici, ha già realizzato il Fiorino elettrico e promette altre sorprese per i prossimi anni. Un’escalation di proposte che fa ben sperare anche sul piano dei costi, vero limite alla diffusione dei veicoli a emissioni zero. Con l’industrializzazione della produzione si può ipotizzare una discesa dei prezzi dei componenti a tutto vantaggio di un maggiore accesso dei modelli elettrici da parte di una fascia più ampia della popolazione. Non lontano nel tempo dovrebbero essere anche le ibride di nuova generazione, modelli più piccoli con listini più contenuti e maggiore autonomia in modalità Zev (Zero emission vehicle). Una serie di novità che sembrano fornire plausibili speranze per un sostanziale miglioramento alla qualità dell’aria. Tutto bene allora? Non proprio. Se la diffusione di auto eco compatibili certamente contribuirà a ridurre la presenza nell’aria di idrocarburi incombusti, benzene e altri inquinanti generati dalla combustione dei motori, non potrà risolvere altri problemi, come la congestione delle strade o la scarsità dei parcheggi. Non solo. L’auspicata discesa di emissioni di anidride carbonica e di gas nocivi per la salute non è certa. In primo luogo perché la diffusione dei modelli Zev sarà, almeno all'inizio, molto contenuta e, di conseguenza, poco incisiva. In secondo perché il loro incremento procurerà un aumento della domanda energetica, settore che, secondo lo studio sull’ambiente 2006 di Apat, è responsabile del 34,4% delle emissioni di gas serra in Italia (contro il 27,3 del settore trasporti), con valori assoluti in costante crescita, di gran parte delle concentrazioni di elementi inquinanti, come particolato, anidride solforosa e ossidi di azoto. L’eventuale diffusione di auto elettriche, quindi, rischia semplicemente di spostare il problema delle emissioni dai centri urbani alle località di produzione di energia. Un “trasloco” che non necessariamente si traduce come migliore qualità dell’aria in città. Una ricerca dell’Università di Washington ha dimostrato che gli inquinanti si spostano trasportati dal vento da regione a regione. Inoltre, in zone come la pianura padana i gas tossici tendono a diffondersi più o meno omogeneamente su tutta l’area a prescindere dalla dislocazione delle fonti di emissioni. Per rendere effettivi i benefici derivati dalla futura diffusione di auto elettriche, quindi, è indispensabile una politica energetica appropriata che preveda da una parte la riduzione dei consumi e dall’altra l’incremento della produzione da fonti sostenibili. In tema di risparmio energetico, argomento che ci ripromettiamo di approfondire in futuri articoli, è ormai condiviso da molti studiosi la possibilità di tagliare del 20-25% la domanda di energia semplicemente sostituendo apparecchiature (elettrodomestici, lampadine, computer, ecc.) obsolete con quelle a basso consumo e rendendo più efficienti la gestione termica di case e industrie. Sul fronte della produzione, il discorso è molto complesso per l’ampia varietà di opportunità presenti e per i forti interessi economici coinvolti. Per il momento è sufficiente sostenere che è doveroso incrementare rapidamente la presenza di energia creata da fonti sostenibili, cioè che non rilasciano gas nocivi durante i processi di produzione, privilegiando quelle rinnovabili come solare, eolico, geotermico o derivante da biomasse, e investire nella ricerca di altre soluzioni ecologiche, come l'idrogeno. L’attuale apporto delle fonti rinnovabili in Italia è limitato a un risicato 16,3% del fabbisogno nazionale, valore dovuto soprattutto all’elevato apporto (più del 70%) delle risorse idroelettriche. Una percentuale in leggera crescita grazie al Conto Energia, il provvedimento atto a promuovere le fonti rinnovabili avviato nel settembre 2005, ma ancora troppo bassa per la sostenibilità ambientale. E, meglio non dimenticarlo, per la sostenibilità economica dell’Italia, troppo legata alla domanda di petrolio il cui prezzo ha ormai superato quota 100 dollari al barile.