Con la solita domanda irrisolta: se bastano poche ed economiche modifiche per consumare molto meno, perché non generalizzarle all'intera gamma? Insomma una babele di “ecoofferte” e di ecoprototipi che però indica alcune tendenze future che cerchiamo qui di analizzare.
Elettriche: spazio ai piccoli costruttori
La propulsione a batterie ha visto a Ginevra, a fianco delle grandi Case, una notevole rappresentanza di modelli di piccoli costruttori come le francesi
Heuliez, Bolloré-Pininfarina, la tedesca Rinspeed, la sudafricana
Optimal Energy e molti altri. Un fatto che, in questo momento tutto sommato pionieristico per il settore, può esser spiegato anche da ragioni legate ai costi. Nel senso che sembra difficile conseguire oggi grandi economie “di scala” per batterie, motori e sistemi di controllo che costituiscono la maggior parte del costo di produzione di un veicolo elettrico di tipo avanzato. Anche le grandi Case si riforniscono quasi sempre da produttori esterni e sembra difficile che possano spuntare prezzi radicalmente più bassi della concorrenza minore. Tanto più che, almeno per qualche anno, i numeri di vendita rimarranno bassi anche per i grandi costruttori. A questi ultimi resta la convenienza di...tutto il resto dell'auto, in quanto quasi sempre derivato da modelli preesistenti.
Va notato però che nel caso di progettazione ex novo di un veicolo, la propulsione elettrica porta con sé grandi semplificazioni a livello di meccanica e carrozzeria. Ad esempio non ci sono motori termici e cambi che le grandi Case producono con economie inarrivabili per un piccolo costruttore; non è necessario un accurato studio della soppressione di rumorosità meccanica e vibrazioni, “difetti” virtualmente assenti in un'auto elettrica; l'affidabilità e semplicità del sistema di propulsione comportano minori impegni nell'assistenza postvendita.
Almeno a breve termine, insomma, potrebbero rivelarsi competitivi anche piccoli e dinamici costruttori capaci di proporre soluzioni avanzate e interessanti in anticipo sulle grande Case. Cosa che sta già avvenendo, sia pure a livelli di prezzo elevati, con Tesla e Fisker.
Piccole serie crescono
Bmw, Citroën, Mini, Mitsubishi, Peugeot, Smart. Sono alcuni dei marchi pronti a immettere a breve sul mercato europeo flotte più o meno sperimentali di auto elettriche pure. Mentre il Gruppo che crede più di ogni altro nel futuro dell'auto a batterie, la “santa” (parlando di emissioni) alleanza Renault-Nissan presumibilmente si concentrerà sul mercato israeliano e forse americano. Degli altri citati, l'unico che già oggi sembra voler sforare nettamente il limite delle poche centinaia di unità, per passare a diverse migliaia all'anno, è il Gruppo Psa con
Citroën C-zero e
Peugeot i0n, cloni della
Mitsubishi Miev.
Difficile comunque parlare di rivoluzione imminente. L'importante, al momento, sembra il fatto di “esserci”, far vedere che si fa qualcosa per l'auto a emissioni zero. Solo un pretesto, quello di voler valutare le prospettive dell'auto elettrica come prodotto di massa? Sì e no. Ci sono altri elementi positivi oltre all'acquisizione di know-how sulla propulsione a batterie. Ad esempio proporre veicoli elettrici di media serie significa mettere un po' di pressione sull'anello debole della catena della mobilità elettrica: le istituzioni e amministrazioni pubbliche, locali e nazionali, poco propense ad occuparsi seriamente del problema delle infrastrutture.
Gas naturale in ribasso, più spazio alle ibride
A parte la nuova
Fiat Doblò Natural Power con l'interessante 1.4 T-Jet, ci ha sorpreso la mancanza di nuove offerte di veicoli a metano proposti direttamente dalle Case. Un tipo di alimentazione, quello a gas naturale, che trae evidenti benefici da un'elevata integrazione nell'autovettura per non penalizzare la praticità d'uso. Alla crescita dei punti di rifornimento in Europa non corrisponde un aumento dei modelli bi fuel a metano.
La propulsione ibrida, invece, sta arrivando nelle gamme dei produttori europei, benché parta decisamente dall'alto in termini di potenze e, soprattutto prezzi. A tenere alto il target ci si è messa pure, oltre a Porsche con la Suv Cayenne, la Ferrari, annunciando tramite Luca Cordero di Montezemolo l'intenzione di “ibridizzare” l'intera gamma nel giro di 3-4 anni. L'auspicio è che la soluzione si estenda nei prossimi anni ai modelli dei segmenti inferiori e qualche piccolo segno in tal senso già si vede.
Peugeot, una mosca bianca
Unica eccezione alle ibride potenti e lussuose, Peugeot con la 3008 attesa per il 2011 che si distingue per un'altra particolarità: l'impiego di un motore diesel come unità termica. Soluzione molto vantaggiosa in termini di rendimento e propagandata dai costruttori tedeschi negli scorsi anni con una lunga serie di prototipi, ma abbandonata per i modelli di serie. Quasi tutti i colleghi ed esperti del settore si stupiscono di questo, ma qualche buona ragione per questa conversione c'è. In fin dei conti usare un diesel in un'ibrida significa in linea di massima raddoppiare, rispetto a un benzina, l'aggravio di peso, di ingombro e prezzo. Un aspetto quest'ultimo che farebbe lievitare i listini a livelli inaccettabili, supponiamo attorno ai 7.000 euro per una berlina media. Salvo fare sinergie tecnologiche come appunto Peugeot che con il motore elettrico posteriore realizza un 4x4 alleggerito nella meccanica e nel prezzo.
Ma dal Giappone arrivano ibride sempre più piccole
Per ora però il gap dell'Europa verso il Giappone in tema di ibride economiche resta enorme. Anche perché Toyota e Honda si muovono a loro volta verso il piccolo. Esempi sono la
Toyota Auris HSD, in arrivo tra pochi mesi, e più piccola e, pensiamo, più economica della Prius. Con questa condivide la meccanica, cosa che farà un'altra compatta presentata in anteprima a Ginevra, la Lexus CT 200h. E dalle compatte si passerà alle utilitarie: nel giro di un paio di anni dovremmo vedere derivati da Toyota Yaris e Honda Jazz. Intanto la palma dell'ibrida più piccola sul mercato è della coupé 2+2
Honda CR-Z, presente a Ginevra in versione definitiva.
Il verde dietro l'angolo
A girare per il salone, i colori dominanti erano il verde e il blu dei modelli a basso consumo a gasolio. Principale eccezione l'arcobaleno attorno all'albero in cristallo che celava in parte l'atteso bicilindrico
Fiat Twin Air. Insomma a breve termine le Case puntano su propulsioni tradizionali, magari estremizzate nel contenimento delle cilindrate e con sistemi di alimentazione sempre più sofisticati. Soluzioni più avanzate e futuribili dovevano essere raccolte nel cosiddetto Padiglione Verde che, però, anche quest'anno è stato una mezza delusione. Un'area piccola, nascosta e che mostrava qualche vistoso “buco” nell'occupazione degli spazi. A voler vedere la bottiglia mezza vuota, si può pensare a uno scarso interesse alla mobilità sostenibile da parte del mondo dell'auto; a volerla vedere mezza piena, il fatto che le Case, concentrando prototipi e veicoli di serie “verdi” nei rispettivi stand, sembrano voler integrare l'ecologia nel loro DNA aziendale. Un modo per dire al pubblico che l'ecologia non è un optional, ma è ormai inscindibile dallo sviluppo tecnologico. Noi ci auguriamo sia davvero così.
Ricordiamo che potete trovare l’elenco delle novità, con i link agli articoli specifici delle singole auto, presentate alla rassegna svizzera nell’articolo
Salone di Ginevra – Anteprima.