PM10: Napoli fa peggio della Pianura Padana
Sono 57 su 88 i capoluoghi di provincia italiani (65% del totale) che non rispettano la normativa comunitaria per la tutela della salute che prevede un massimo di 35 giorni/anno di superamento del limite di 50 microgrammi per metro cubo per le polveri sottili. Dai rilevamenti 2009 delle centraline con il peggiore risultato cittadino la località con maggiori sforamenti è Napoli (156), seguita da Torino (151) e Ancona (129). Tra le grandi città Genova (45) fa meglio di Palermo (48), Bologna (50), Bari (56), Venezia (60), Roma (67) e Milano (108). Da notare che tra le prime 10 in classifica ci sono quattro città lombarde, regione che, insieme all’Emilia Romagna, ha tutti i capoluoghi “fuorilegge”. Non va meglio nel resto della Pianura Padana (sei città nella top ten): in Veneto si salva solo Belluno (23), in Piemonte Savona (8) e Verbania (20). Viceversa, ci sono pochi problemi di PM10 a Matera (un solo superamento), Reggio Caloria (4), Potenza, Viterbo e Siena (5).
PM10 – Le 10 città peggiori (superamenti del limite medio di legge – dati 2009)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Napoli |
156 |
| 2 |
Torino |
151 |
| 3 |
Ancona |
129 |
| 4 |
Ravenna |
126 |
| 5 |
Mantova |
126 |
| 6 |
Frosinone |
122 |
| 7 |
Milano |
108 |
| 8 |
Alessandria |
105 |
| 9 |
Pavia |
100 |
| 10 |
Brescia |
99 |
PM10 – Le 10 città migliori (superamenti del limite medio di legge – dati 2009)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Matera |
1 |
| 2 |
Reggio Calabria |
4 |
| 3 |
Siena |
5 |
| 4 |
Viterbo |
5 |
| 5 |
Potenza |
5 |
| 6 |
Savona |
8 |
| 7 |
L`Aquila |
8 |
| 8 |
Rieti |
10 |
| 9 |
Bolzano |
11 |
| 10 |
Gorizia |
11 |
Ozono: il Nord è già “fuorilegge”
È sempre la Pianura Padana l’area della Penisola più critica se si considera l’ozono, inquinante secondario che dal 1° gennaio 2010 è soggetto a nuove norme (direttiva europea 2002/3/CE) che fissano a 120 microgrammi per metro cubo (calcolato come media su otto ore) il valore di pericolosità da non superare per più di 25 volte in un anno. Un limite che nelle 50 città monitorate è oltrepassato in 32 località. La maglia nera spetta a Novara (83 superamenti), quelle grigie ad Alessandria (73) e Lecco (70). Nella graduatoria domina, come detto, la Pianura Padana (8 città nella top ten) e i capoluoghi di Lombardia (tutte tranne Como) e Piemonte (tutte, tranne Verbania). Nessun problema ozono a Villacidro (Sardegna), Imperia e Latina (1 superamento)
Ozono – Le 10 città peggiori (superamenti del limite medio di legge – dati 2009)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Novara |
83 |
| 2 |
Alessandria |
73 |
| 3 |
Lecco |
70 |
| 4 |
Mantova |
68 |
| 5 |
Ferrara |
66 |
| 6 |
Modena |
64 |
| 7 |
Vercelli |
64 |
| 8 |
Matera |
61 |
| 9 |
Brescia |
60 |
| 10 |
Perugia |
59 |
Ozono – Le 10 città migliori (superamenti del limite medio di legge – dati 2009)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Latina |
1 |
| 2 |
Imperia |
1 |
| 3 |
Villacidro |
1 |
| 4 |
Trieste |
2 |
| 5 |
Bari |
3 |
| 6 |
Savona |
4 |
| 7 |
Potenza |
5 |
| 8 |
Rimini |
6 |
| 9 |
Pesaro |
7 |
| 10 |
Palermo |
11 |
Biossido di azoto: maglia nera alla “stretto”
Situazione in miglioramento per il biossido di azoto (NO2), con 54 aree urbane su 89 monitorate che rispettano i limiti di 40 microgrammi per metro cubo di media previsti per legge nel 2010. In questo caso il Sud conquista il vertice della classifica con Messina (70 mg/mc) e Napoli (62) che precedono Brescia, Torino e Milano. A vincere la graduatoria dei virtuosi è ancora Matera con soli 9 mg/mc.
Biossido d’azoto – Le 10 città peggiori (valori medi annuali – dati 2008)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Messina |
70 |
| 2 |
Napoli |
62 |
| 3 |
Brescia |
61,3 |
| 4 |
Torino |
61,2 |
| 5 |
Milano |
61,2 |
| 6 |
Genova |
58,4 |
| 7 |
Catania |
56,1 |
| 8 |
Trento |
55,5 |
| 9 |
Imperia |
55,2 |
| 10 |
Piacenza |
54,5 |
Biossido d’azoto – Le 10 città migliori (valori medi annuali – dati 2008)
| Posizione |
Città |
Superamenti |
| 1 |
Matera |
9 |
| 2 |
Potenza |
12,5 |
| 3 |
Cagliari |
15,6 |
| 4 |
Savona |
15,8 |
| 5 |
Brindisi |
18,5 |
| 6 |
Oristano |
19 |
| 7 |
Ascoli Piceno |
20,2 |
| 8 |
Taranto |
20,4 |
| 9 |
Reggio Calabria |
20,9 |
| 10 |
L'Aquila |
21,9 |
Le fonti di inquinamento
Industria, produzione di energia e trasporti sono le principali fonti di emissione, ma “pesano” in modo diverso secondo gli inquinanti considerati. In generale, il maggiore imputato dell’inquinamento atmosferico è l’industria, al vertice per rilascio di PM10 (25,7% del totale) e ossidi di zolfo (78,8%) e con alte percentuali quanto a ossidi di azoto e idrocarburi policiclici aromatici. Inquinante quest’ultimo dovuto prevalentemente agli impianti di produzione elettrica e riscaldamento (44,2%), settore con rilevanti responsabilità anche nelle emissioni di particolato e monossido di carbonio. Auto, furgoni e camion sono gli imputati principali per benzene, NOx e CO. Non solo. Nelle grandi città l’impronta dei veicoli sembra assumere un peso decisamente superiore. Secondo il dossier di Legambiente il trasporto su strada è responsabile del 60% circa di polveri sottili e ossidi di azoto di Roma e Milano, del 50% del PM10 a Napoli e di oltre il 50% degli ossidi di azoto a Torino.
Leggenda:
Pm10: polveri sottili;
NOx: ossidi di azoto
SOx: ossidi di zolfo
CO: monossido di carbonio
IPA: idrocarburi policiclici aromatici
Il ruolo del traffico veicolare
Il comparto dei trasporti continua ad assumere un ruolo rilevante nel deterioramento dell’aria italiana, nonostante i miglioramenti registrati da Mal’Aria 2010. In particolare sono in calo le emissioni di PM10 (41% del totale nei dati 2006, 32,4 in quelli del 2007), monossido di carbonio (quasi –7%) e di ossidi di zolfo. In compenso sono in aumento il rilascio di ossidi di azoto (+6%) e di benzene.
A fare la parte da leone, come si intuisce dalla tabella sotto, sono le auto, molto più diffuse degli altri veicoli. Da notare l’incidenza di “Pneumatici, freni e manto stradale” nel rilascio di PM10, dei motocicli nelle emissioni di monossido di carbonio e benzene, nonché dei veicoli pesanti per gli ossidi di azoto.
La mobilità urbana è immobile
Nonostante i miglioramenti registrati Legambiente critica fortemente le politiche di mobilità dei Comuni italiani. Le ragioni sono semplici: “il traffico”, citiamo dal dossier, “è sempre più congestionato da un parco macchine che non ha pari in Europa, il trasporto pubblico è scarsamente attrattivo (gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno solo un viaggio e mezzo a settimana su autobus, tram e metropolitane), le isole pedonali sono praticamente immutate da un anno all’altro (0,35 mq per abitante), le zone a traffico limitato si sono rimpicciolite (da 2,38 mq per abitante dello scorso anno ai 2,08 attuali). E oramai nelle grandi città si passano (o meglio si buttano) due settimane all’anno in automobile a una velocità media che nella migliore delle ipotesi non supera i 25 chilometri orari”. Un’andatura che scende a 10-15 km/h se si considerano i mezzi pubblici.
Insomma, le amministrazioni locali non sembrano adottare provvedimenti significativi limitandosi a quelli “inconcludenti” come “stop parziali alla circolazione, targhe alterne, di inviti (o obblighi) a rottamare le vetture Euro 0 o Euro 1”. Tra le poche iniziative positive Legambiente cita “la riorganizzazione della mobilità a Bolzano a favore della bici, le zone a traffico limitato senesi” e quale l’Ecopass milanese, che però definisce come “azione significativa ma ancora ferma allo stato embrionale”. Invece si dovrebbero incentivare
forme di trasporto alternative all’auto privata e cercare di ridurre il traffico. Iniziative che potrebbero essere a costo zero con politiche appropriate. A Roma, suggerisce Legambiente, se si introducesse il sistema di “congestion charge” londinese con un pedaggio di 2 euro per il Grande raccordo anulare si incasserebbero 328 milioni di euro/anno da investire sulla mobilità alternativa.
Il peso sui cambiamenti climatici
Nel rapporto di Legambiente è dedicato uno spazio anche all’incidenza del trasporto sui cambiamenti climatici. Secondo la ricerca i veicoli sono responsabili del 23% delle emissioni di CO2 equivalente emessa in atmosfera nella Penisola. A preoccupare, però, è la crescita (+25,1% dal 1990 al 2007) del rilascio di gas serra dei trasporti nonostante i miglioramenti tecnologici avuti nel periodo considerato. A incidere al rialzo è la crescita della domanda di trasporto su gomma che rappresenta l’81% dei totali degli spostamenti di passeggeri (+36% dal 1990 al 2007) e quasi il 70% del trasporto merci (+28%).
Il dossier Mal’Aria include anche ampia documentazione sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico e statistiche approfondite sull’inquinamento acustico. Nello studio, scaricabile dal sito di Legambiente, trovate anche le tabelle complete di tutti i rilevamenti effettuati.
Per approfondire
Legambiente
La mia aria
Dossier completo Mal’aria 2010