Durante la sua visita (11 novembre) a Trezzo sull'Adda (MI) per un incontro pubblico abbiamo indagato come la pensa su auto e mobilità. Lo andiamo a prendere la mattina in un hotel di Milano vicino agli studi Rai. Qui il giorno precedente ha registrato un intervento TV; in serata era a Pordenone per una conferenza; dopo Trezzo deve tornare a registrare per Raitre, quindi lo aspetta un ulteriore incontro pubblico. Un tour de force al quale pare, più che abituato, rassegnato.
Le Suv di oggi e le elettriche che verranno
Nel posteggio dell'hotel dove abbiamo parcheggiato la
Subaru Legacy bi-fuel campeggia una gigantesca Suv. Mercalli nel vederla trasale e si sofferma davanti all'altissimo cofano, ostentando tutta la sua disapprovazione per un veicolo che “già a vederlo”, commenta, tradisce la sua invadenza. Per lui l'auto è un mezzo di trasporto puro e semplice: “serve per andare da un punto A a un punto B”, inquinando il meno possibile. Per questo è un sostenitore dell'auto elettrica e della riduzione di dimensioni e peso, ad esempio, dando pubblicità alla trasformazione di una ormai storica “cinquecento” da parte dell'associazione
Aspo Italia. Attualmente, però, è felice possessore di una multispazio francese prossima ai 300.000 km, benché i suoi frequenti spostamenti in giro per l'Italia li compia quasi sempre in treno. La sua prossima auto? Non esiste ancora, perché la vorrebbe elettrica. Si è informato presso Mitsubishi sulla disponibilità della loro futura auto a batteria
i-MIEV ma ha avuto risposte vaghe. Un progetto che, aggiungiamo noi, sembra davvero serio, ma il cui futuro commerciale non appare ben definito. Della Toyota Prius afferma: “Non è abbastanza elettrica, non si può usare a emissioni zero”. Ha ragione, in modalità “EV”, elettrica pura, l'ibrida giapponese non fa più di 1-2 km, alla velocità massima di 45 km/h; sappiamo che Toyota sta studiando per estendere l'autonomia a 12-13 km, ma non nell'immediato futuro. Mercalli si interessa al display con i consumi della Legacy; elevati in assoluto ma “la metà di un Suv grande”, rileva, apprendendo che la 4x4 giapponese può essere una più che valida alternativa alle Sport utility su asfalto innevato. A Trezzo, di fronte all'ampio bagagliaio della station, conferma la sua idea: “a questo servono le auto: a trasportare persone e cose”.
Cambiare per salvare noi stessi, la Terra ci sopravvive comunque
Il futuro dell'energia e del clima? Si basa sulla buona volontà di tutti, non solo dei governi. Un esempio lo trova nella bella centrale idroelettrica di Trezzo, la Taccani del 1911, che riusciamo a fargli visitare all'interno grazie alla cortesia della Pro loco trezzese e del custode della diga. “A quel tempo sembrava davvero che l'uomo potesse fare di tutto – dice – perfino di produrre energia idroelettrica in pianura come fa ancora questa centrale”. Questione di volontà, come spesso afferma parlando di energia solare e auto elettrica. A casa sua, ricorderà nel suo monologo (una “messa laica”, la definisce lui, trattandosi di una domenica mattina) con il pubblico, utilizza da anni pannelli fotovoltaici e termici che gli sono costati 20 mila euro, ma che gli consentono la quasi autosufficienza energetica. I cambiamenti climatici? Non è solo colpa dei politici, dice. Brandendo una lampadina a basso consumo distribuita gratuitamente dal WWF nell'occasione (iniziativa
GenerAzione Clima), commenta: “Bella, no!? Dato che consuma poco, ne uso due o tre, viene subito da dire”. Per dire che l'obiettivo della crescita continua e inarrestabile, con espansione costante del prodotto interno lordo, è un modello tutto da abbandonare. “Il problema non è salvare la terra – fa notare – ma noi stessi. Il pianeta è sopravvissuto a guai molto peggiori di quelli che può arrecargli il genere umano. Solo che, continuando di questo passo con il riscaldamento, in tempi relativamente brevi rimarrà abitabile solo da muffe e batteri”.
Tra il dire e il fare...
Simpatica la provocazione inserita nella videopresentazione: la foto, realizzata dallo stesso Mercalli durante una conferenza internazionale sul clima in Svizzera, di un bicchiere sull'orlo di un tavolo. “Circa ogni mezz'ora – ha spiegato – uno di questi bicchieri, a disposizione dei partecipanti, scivolava giù dal tavolo e andava in mille pezzi. Un fatto che indica l'incapacità di risolvere un problema su vari livelli. Se nessuno, da chi ha preparato i tavoli fino agli organizzatori, non fa nulla, tipo mettere un bordino ai tavoli, basta una variazione minima, perfino una variazione del contenuto di CO2 dell'aria, per far cadere un bicchiere in equilibrio così precario”. Lo stesso vale per la ben più grande questione del clima: inutili discutere il protocollo di Tokyo se poi si usa la Suv per evitare 200 metri a piedi. Un altro esempio Mercalli lo aveva trovato subito nella temperatura eccessiva dell'auditorium della scuola in cui si svolge l'incontro. “Sono contento di essere qui – aveva esordito – ma sarei più contento se non facesse così caldo!” E dice no agli organizzatori che, dopo aver spento il riscaldamento, vogliono aprire le finestre. Anche per dire che il clima è prima di tutto nelle nostre mani.