Nella migliore tradizione italica, si è realizzata, e inaugurata con clamore, un'imponente struttura senza completare le infrastrutture per arrivarci. Certo, c'è la metropolitana. Ma le code che sistematicamente si

presentono ad ogni evento di un certo interesse dimostrano che non è sufficiente per soddisfare la domanda di accesso. Alla polemica dell'
Eicma, che sottoscriviamo, ne aggiungiamo altre due. La prima riguarda la mancata apertura dei padiglione “ciclo” durante le giornate stampa. Una decisione che certamente avrà ragioni logiche (che non siamo riusciti a individuare), ma che trasmette un segnale di scarso interesse per le due ruote a pedali, come se il loro rilievo all'evento fosse secondario e di nessun interesse per la stampa.
L'altra perplessità arriva direttamente dal mondo delle due ruote. Al Salone erano presenti modelli bellissimi per design, dall'elevato contenuto tecnologico e ideali per muoversi su qualsiasi terreno. Peccato che tanta beltà non sia abbinata ad altrettanta coscienza ecologica. Nella maggioranza dei comunicati delle Case è assente qualsiasi riferimento a consumi o emissioni. Una mancanza che, considerati i cambiamenti climatici in corso, consideriamo per lo meno poco opportuna. In realtà, più che ai produttori, la colpa è da annoverare all'Unione Europea, in forte ritardo in tema di legislazione. La normativa che, come per le auto, doveva obbligare i costruttori a inserire i dati delle emissioni le informazioni sui prodotti doveva essere emanata nel 2004 ed entrare in vigore nel 2006. Invece la

proposta è ancora in attesa di essere valutata dall'apposita Commissione in compagnia delle leggi che devono introdurre i limiti delle emissioni Euro 3 per i ciclomotori. Se tutto andrà per il verso giusto, si può ipotizzare che le due norme entreranno in vigore nel 2010. A giustificare in parte l'operato della Commissione è, pare, la carenza di organico che ha indotto a privilegiare i provvedimenti di maggiore rilievo, come quelli delle auto, piuttosto che quelli che hanno una minore incidenza sulla qualità dell'aria. Un comportamento che condividiamo, ma che non deve sottovalutare il pur “piccolo” apporto di gas serra delle due ruote. Per la cronaca, segnaliamo che in Italia il parco moto è di 5,3 milioni contro i 35,3 delle auto, che i ciclomotori emettono circa 50-70 g/km di CO2 (60-120 per le moto) e quantità di monossido di carbonio, idrocarburi incombusti e ossidi di azoto superiori a quelle dei modelli Euro 4 a quattro ruote. A confermare lo scarso interesse del comparto per l'ecologia è anche la ridotta presenza di esemplari elettrici, in particolare negli stand dei marchi del Vecchio Continente. Le proposte più interessanti, infatti, arrivano dagli Stati Uniti, quelle più numerose dalla Cina.