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N. 31-2009 |
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mercoledì 01 luglio 2009
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Editoriale
RIFLESSIONI PERICOLOSE
“Immaginate per un attimo il mondo di domani: sviluppo sostenibile, basse emissioni, connessioni integrate, minor inquinamento globale…”. Era l’attacco qualche giorno fa di un articolo di Elena Comelli apparso sull’inserto Corriere Economia” sotto il titolo “Così l’hi tech disegna il mondo ideale”. Poche ore dopo lo scenario sulle prime pagine dei quotidiani italiani, ed esteri, si apriva sullo spaventoso incidente ferroviario di Viareggio, dove in seguito all’incendio del gas Gpl fuoriuscito da un vagone cisterna deragliato, il consuntivo finale di morti e feriti era paragonabile a quello dello scoppio di una bomba in pieno tempo di guerra.
Parrebbe, a prima vista, difficile collegare le due notizie proprio per l’enorme e sostanziale differenza che le divide. Ma forse non è del tutto così. Chiunque s’interessi, a livello professionale o per semplice curiosità, alla svolta “ verde” del nostro modo di vivere su questo pianeta, sa con certezza che siamo, alla resa dei conti, ancora ai primi passi. Come dire tante buone intenzioni, di cui i vari politici con la loro consueta abilità sono pronti a farsi i paladini, ma pochi e ridicoli fatti. Sono riflessioni “pericolose” ma con molto fondamento. Per il semplice motivo che l’aggettivo “verde” per potersi coniugare con la parola “futuro” deve dare vita a tutto un sistema: Dapprima tecnologico e successivamente di mercato, ovvero economico.
Vediamo tutti come il settore industriale, al quale con “Autoambiente.com” ci rivolgiamo, ovvero quello dell’automobile, sollecitato sul tema della mobilità sostenibile, al momento abbia sbandierato tante belle idee: dall’ibrido al fotovoltaico, dall’elettrico all’idrogeno e via dicendo, ma praticamente abbia commercialmente elaborato solo l’alimentazione a Gpl o a metano.
Come dire che la “ coscienza ecologica” per tutti i colossi del motore si è sviluppata non tanto in chiave di rispetto per l’ambiente, quanto sulla possibilità di poter vendere, anche in periodi di crisi nera come gli attuali, qualche automobile in più giocando esclusivamente sul fatto che in entrambi i casi si può sollecitare il consumatore con lo specchietto delle allodole del minor costo dei due gas propulsivi. Almeno fino a che il Governo, non ci mette il naso. L’esperienza del diesel insegna.
Pur dietro il consueto schermo della fatalità l’incidente di Viareggio si lascia dietro il punto interrogativo: “ma allora il Gpl è davvero pericoloso?”, che testimonia immediatamente come dal punto di vista tecnologico si sia ancora ben lontani dall’aver immaginato sistemi e strumenti per annullare, o almeno ridurre al massimo, la pericolosità del gas in condizioni d’anomalo esercizio.
Ed è solo la punta dell’iceberg di tutti i problemi che la visione di un mondo di domani, collegabile allo scenario immaginato dalla collega del Corriere a corollario della sua introduzione, chiede di risolvere. Alla domanda conseguente: su “quanto tempo ci vorrà effettivamente per avere queste soluzioni?”, sulla base della nostra conoscenza dell’argomento, però ci sentiamo francamente molto pessimisti. Proprio perché, ammesso che i tecnici siano in grado di lavorare presto e bene, gli interessi economici in gioco sono di tale dimensione, che è facile immaginare che tutti affronteranno con enorme malavoglia gli ingenti costi necessari a far vivere, se non noi, almeno la prossima generazione, in un reale mondo a tinte “verdi”!
Eugenio Zigliotto
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