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Agenzia Europea dell'Ambiente – Rapporto emissioni 1990-2007
giovedì 04 giugno 2009
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I gas serra sono in discesa, ma Kyoto rimane lontana
Nel 2007 le emissioni di gas serra della Unione Europea dei 15 sono scese dell'1,6%, percentuale equivalente a 64 milioni di tonnellate, a fronte di una crescita economica del 2,7%. Un risultato positivo che va ad aggiungersi al -0,9% ottenuto nel 2005 e allo 0,6% registrato nel 2006. Dai dati rilasciati dal recente Inventario annuale sui gas serra della Comunità europea 1990-2007 elaborato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) emerge che la CO2 equivalente nell'area considerata si è ridotta del 5% dal 1990, anno di riferimento per gli obiettivi del protocollo di Kyoto che, ricordiamo, prevede per l'Europa a 15 un taglio dell'8% entro il 2012.
Più consistente in termini percentuali l'abbattimento della CO2 dal 1990 della UE dei 27 (-9,3%), anche se l'obiettivo per il 2020 (-20%) è ancora lontano.

Bene le emissioni residenziali, male quelle dei trasporti
Il principale contributo alla lotta al riscaldamento globale arriva dall'utenza domestica che, dal 2006 al 2007, ha abbattuto di 66,8% milioni di tonnellate di CO equivalente (79,1 Mte nella UE 27) le proprie emissioni di gas serra. Un calo drastico dovuto, però, principalmente alla temperature più miti registrate nel 2007. In discesa anche il rilascio di gas serra da parte dell'industria manifatturiera (-8,2 Mte in EU 15, -4,7 in EU 27) e metallurgica (-2,2 e –3,8) e la dispersione di metano (-2,1 e -3,1). Viceversa, è preoccupante l'aumento dei gas serra dovuto alla produzione di elettricità e calore che in un anno è cresciuta di 10,7 Mte nella UE dei 15 e di 15 Mte in quella dei 27. In ascesa sono pure il settore del cemento (+4,5 Mte in EU 15, +2,0 in EU 27) e dei combustibili solidi (+3,6 e +1,0), nonché il consumo di idrocarburi alogenati (+4,4 e +3,1). Brutte notizie arrivano dal comparto dei trasporti. Dal 2006 al 2007 auto, veicoli commerciali e industriali hanno accresciuto il proprio impatto sul clima di 1,7 Mte nella EU 15 e di 5,3 Mte nella UE 27. Se quest'ultimo dato può essere giustificato dalla crescente domanda di mobilità privata nei Paesi dell'Est, è difficile comprendere la continua crescita delle emissioni di CO2 dell'Europa occidentale. Evidentemente la politiche di mobilità sostenibile attuate non sono adeguate e il progressivo rinnovo del parco veicolare con modelli a minore impatto ambientale ha relativamente scarsa influenza sul totale delle emissioni. Se sono calate moltissimo quelle nocive, infatti, è vero che quelle di CO2 per il singolo veicolo sono rimaste quasi invariate, così come i consumi ai quali sono direttamente proporzionali. Una considerazione che è ancora più evidente se si analizzano le variazioni percentuali per settori rispetto all'anno di riferimento 1990. In 28 anni le emissioni generate dai trasporti in generale sono cresciute del 23,7%, quelle dal trasporto su strada del 24,7%. Al contrario quasi tutti gli altri comparti hanno registrato riduzioni di rilascio di CO2 più o meno consistenti: industria (-14,1%), energia (-7,4%), agricoltura (-11,3%), rifiuti (-38,9%).

Germania leader ecologista, Italia tra le peggiori
Il maggiore abbattimento in termini assoluti dei gas serra registrato nelle EU 15 dal 2006 al 2007 è ottenuto da Germania (-23,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti), Gran Bretagna (-11,2 Mte), Francia (-10,6 Mte) e Italia (-10,2 Mte). La Penisola perde diverse posizioni (è 10° con -1,8%) considerando i valori percentuali, dove domina la Danimarca (-6,2%) davanti ad Austria e Belgio (-3,9%). Maglie nere della classifica della EU 15 sono Spagna (+9,3 Mte, +2,1%) e Grecia (+3,8 Mte, +2,9%), le uniche ad avere incrementato le emissioni di CO2 nel corso del 2007. Tra i 12 Paesi che completano la UE 27 a primeggiare nel 2007 sono Slovacchia (-2,0 Mte, -4,1%) e Ungheria (-2,9 Mte, -3,7%).
I risultati cambiano in parte esaminando i dati relativi alla riduzione ottenuta dalle singole nazioni rispetto agli obiettivi dichiarati per il Protocollo di Kyoto. Tralasciando i 12 Paesi dell'Est che non rientrano nel computo del Protocollo e che, comunque, hanno (ad esclusione della Slovenia) largamente superato i propri target volontari di riduzione, nella UE dei 15 a primeggiare sono sempre Germania (-22,4% a fronte di un obiettivo di -21%) e Gran Bretagna (-18% contro un taglio dichiarato del 12,5%). Già in linea con gli obiettivi del trattato internazionale sono anche Belgio, Francia, Svezia e Grecia (anche se il Protocollo le consentiva di aumentare le emissioni del 25%). La nazione con il risultato peggiore è la Spagna (+52,6% contro un obiettivo di +15%), ma molte altre sembrano in preoccupante difficoltà. Tra queste citiamo, oltre all'Italia (+6,9% invece di -6,5%), Finlandia (+10,3% anziché 0%), Austria (+11,3% anziché -13%), Portogallo (+36,1% anziché +27%) e Irlanda (+24,5% anziché +13%). Male anche alcune nazioni che hanno ridotto il proprio impatto ambientale, come Danimarca (-3,9% anziché -21%) e Lussemburgo (-1,9% anziché -28%).



In calo gli inquinanti che influenzano il clima
Dal rapporto dell'EEA arrivano buone notizie sul fronte degli inquinanti che forniscono un contributo indiretto all'effetto serra: ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO), biossido di zolfo (SO2) e i composti organici volatili non metanici (NMVOC). Dal 1990 al 2007 nella UE dei 27 i primo sono scesi del 34% (da 16.740 a 10.977 Gg), i secondi del 55% (da 64.251 a 28,914 Gg), i terzi del 70% (da 24.952 a 7587 Gg) e gli ultimi del 45% (da 17.949 a 9799).














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